Primavera: tra vernici contro la ruggine e nuovi modelli del maschile

Oh bene.

Sono proprio felice, oggi.

lo sono per diverse ragioni: ho passato un bellissimo weekend di studio e formazione, che mi ha rigenerato e mi ha permesso di lavorare su temi di counselling che mi stanno molto a cuore, oggi posso permettermi di lavorare, aggiornare il sito e scrivere da qui

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ed effettivamente è un bel lusso. Il mio angolo verde, in centro a Firenze.

Ma c’è un altro motivo che mi rende particolarmente felice! E’ l’arrivo, un po’ in anticipo, di una primavera che profuma quasi di estate, considerando le temperature e le giornate terse.

Vi starete dicendo: beh, ci vuole poco a capire che siamo arrivati nella bella stagione, basta uscire, mettere il naso fuori dalla finestra ed assaporare l’aria calda e queste lunghe bellissime giornate.

Già, vero. Ma io non mi sono accorta così dell’arrivo dell’estate. Mi è bastato, anziché aprire la finestra, accendere il televisore!

Eh, si: da un paio di giorni ho potuto bearmi della messa in onda dell’ormai celebre spot della Saratoga. Quello il cui slogan recita: “brava Giovanna, brava”.

Eh, quanto mi era mancata Giovanna.

La giovane procace in shorts che tinteggia l’inferriata e nel frattempo amoreggia col giovane collega, che le passa accanto  – con la sua canottiera e il bicipite scolpito – e lo sguardo che non lascia spazio a dubbi. La giovane soubrette che riceve elogi e complimenti perché sa dare una mano di colore ad un ferro vecchio… ma come lo fa lei non lo fa nessuno, con la messa in piega e il reggiseno a balconcino.

Un’immagine del femminile volgare, ancora una volta le donne rappresentate come bamboline stupidotte e procaci che ricevono complimenti più per come appaiono che per cosa sanno fare (che in effetti, qui, è un po’ pochino).

E pensare che questo è il restyling di uno spot ancora peggiore, quello che andava in onda quando una decina di anni fa.

Giovanna, qui, ha una mise che dovrebbe rappresentare quella di una cameriera… ma di una cameriera vista dall’occhio maschile. insomma, un incrocio tra Magenta del Rocky horror Picture Show e la classica porno attrice che veste i panni della donna di servizio.

Tinteggia l’inferriata stando appollaiata su una scala, per mostrare subito nella prima inquadratura il suo “lato b” (ovviamente nei 30 secondi dello spot c’è tempo anche per mostrare il décolleté, non temete). Lavora insieme alla proprietaria della villa, una donna ricca che (lo si intuisce dall’abbigliamento, dai gioielli etc..) che però non disdegna i lavori manuali, a quanto pare.

Ma il re dello spot è lui, il padrone di casa (e delle cose all’interno della casa..incluse le due donne), che sbuca fuori da una tenda con un’improbabile giacca da camera chiedendo informazioni su ciò che le due stanno combinando. Qui, il gioco di sguardi è notevole: meriterebbe un capitolo intero in un manuale di Analisi Transazionale! Giovanna lo guarda compiaciuta reclinando la testa, come una starlette del drive in (non a caso, lo sappiamo, i primi spot di Saratoga – quelli della donna nuda sigillata nel box doccia – risalgono proprio agli anni ’80..”coincidenza? io non credo”, come direbbero a Mistero…) mentre la signora sogghigna e lui guarda compiaciuto e voglioso entrambe le donne.

Mi chiedo per quale ragione abbiano speso soldi nel restyling…il contenuto è esattamente lo stesso: la donna oggetto. A meno che per i pubblicitari non sia un segno di emancipazione il balletto che la “nuova” Giovanna fa al termine dello spot, contornata da maschi virili e grandi lavoratori.

Mentre Saratoga butta via i soldi in pubblicità dozzinali che ricalcano stereotipi dai quali le donne – ma anche una certa parte della società – sta cercando di prenderne le distanze, c’è un altro grande marchio che fa sul serio. Mi riferisco a Dove che per la sua linea di deodoranti maschili (se leggete il mio blog con continuità sapete che non ho un buon rapporto con la differenziazione dei prodotti “per lui” e “per lei” ma per i deodoranti posso fare un’eccezione: basta entrare in una palestra e andare nell’area fitness – solitamente abitata da donne – e nell’area pesi,in cui si trovano tanti uomini…qui il clima è davvero irrespirabile!).

Dove men care punta su uno spot atipico per il “maschio medio”.

Non sono riuscita a trovare la versione italiana ma l’ho vista recentemente in tv e poco si discosta dalla versione inglese. Dove lancia l’hashtag realstrength e punta a creare un nuovo concetto di forza.

mostra uomini che si prendono cura dei bambini, in tutte le loro necessità. Uomini presenti, con le loro famiglie, le loro compagne, con i figli adolescenti. La vera forza è data dal sapersi prendere cura degli altri. In italiano lo spot recita “la loro vera forza è la delicatezza”. Trovo entrambe le versioni bellissime, in grado di aprire ad un nuovo ideale di maschile.

E così, ogni volta che “incontro” Giovanna non posso fare a meno di ridere. Per l’anacronismo, per gli stereotipi beceri, per l’inutilità del messaggio… e perché so che malgrado questo, piano piano – invece – qualcosa sta cambiando.

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Not for men / not for women (ancora una volta: una risata vi seppellirà)

Sarà che la relazione con il mio compagno è ancora abbastanza fresca, sarà che conviviamo da poco, sarà che ci troviamo bene… diciamo che da quando abitiamo insieme non ci sono oggetti che siano “esclusivamente miei” o “esclusivamente suoi”. Se penso a cose chiaramente difficilmente intercambiabili (cioè non utilizzabili per motivazioni concrete, reali, da me o da lui) mi viene in mente solo la biancheria intima. Le motivazioni sono esclusivamente morfologiche. Spesso uso le sue t-shirt (lui non può farlo, ma solo per evidenti motivi di massa corporea), in casi estremi siamo arrivati a scambiarci anche lo spazzolino.

Per il marketing e la pubblicità, invece, le cose vanno diversamente.

Dopo il rasoio per lui e il rasoio per lei (oggetto che varia solo…per questioni di colore: un mascolino blu scuro per lui, un bel lilla tenue per lei) e la penna per lui e la penna per lei (ricordate? ve ne avevo già parlato qui … vi prego, non ridete, sono due oggetti completamente differenti! raccomando ai maschietti di non usarne una da donna e viceversa… ), oggi possiamo aggiungere all’elenco un altro nuovo, fantastico, prodotto.

11127821_10206819984326321_1110626432005646848_nMentadent lancia sul mercato il nuovo, imperdibile, dentifricio White Now! nella versione For men. 

Ricordo che questo dentifricio esiste sul mercato già da diverso tempo e, fino ad ora, è stato lo smagliante sorriso di Shakira a  prestarsi per pubblicizzare gli effetti miracolosi di questo prodotto. Quindi, ora  mi chiedo: sostituiranno Shakira con un nuovo testimonial, maschio e virile? E poi, qualcuno può spiegarmi la differenza con la precedente versione, che Mentadent aveva incautamente pensato “per tutti”, senza distinzione di sesso razza religione o fede calcistica??

Il sospetto è che la differenza sia esclusivasmente nel gusto: questo infatti è nella imperdibile versione deep cool. Immagino debba produrre una sensazione di freddo polare, impossibile da sopportare per noi signorine. Questo prodotto è pensato per uomini veri, che scalano il K2 in tshirt e ben sopportano la sensazione di freddo polare artico che il portentoso dentifricio lascerà in bocca  per sempre.

Quindi, ragazze, stiamogli alla larga: le conseguenze di un suo possibile utilizzo potrebbero essere terribili. Chissà, magari potremmo ritrovarci con i connotati di Messner!

Ladies and gentlemen..and stereotypes.

“Un mondo senza ladies è un mondo senza gentlemen” è il titolo di una campagna pubblicitaria realizzata per il brand Parisian Gentlemen  dall’agenzia italiana DLVBBDO.

Questo il filmato:

Il filmato rappresenta alcune donne intente a mettere in atto comportamenti generalmente attribuiti agli uomini (sputare, mangiare in auto gettando i rifiuti dal finestrino, azzuffarsi, frequentare locali di streptease etc..)

Ho cercato in rete qualche considerazione in più a proposito delle motivazioni che hanno spinto il brand di moda, che si occupa di realizzare abiti per uomini eleganti, a scegliere questa tematica.

Qui si può leggere:

Volevamo che il nostro spot fosse diverso. Volevamo un progetto che sfatasse i soliti preconcetti e le aspettative abituali.

Ammetto che ciò mi incuriosisce… quale è il preconcetto in questione che si vorrebbe sfatare? quello secondo cui “le femmine sono sempre aggraziate e si comportano in modo adeguato, mai sconveniente?” Il progetto mi pare interessante, mi ripeto tra me e me: cambiare punto di vista sulle donne, togliere quella patina angelicata che spesso ci rappresenta in tv (a proposito di donne-angelo, ricordatevi di firmare la campagna #nonèamodomio, qui un mio breve articolo e tutte le info) mi pare un’iniziativa di pregio.

Proseguo la lettura:

Attraverso questo breve film Parisian Gentleman intende sottolineare che nella nostra concezione dello stile maschile, nonché della ricerca di esso, non vi è alcunché di frivolo. Siamo convinti che il perseguimento dell’eleganza personale tocchi alcuni dei valori umani più fondamentali, compreso il rispetto di sé, e che il desiderio di dare veste visibile a questi valori meriti il nostro impegno a mostrare la parte migliore di noi non soltanto nella vita sociale, ma anche nell’ambito della vita privata.

Quale è quindi il nucleo del progetto? lo stile maschile, che deve essere elegante e non frivolo. E si è eleganti se si da voce a valori umani come il rispetto di sé. Questi valori devono trasparire non solo nella vita sociale ma anche nella sfera privata.

Ma allora, mi chiedo, se tutto è incentrato sullo stile maschile, sull’eleganza del gentlemen… che bisogno c’è di scomodare le donne per giunta attribuendo loro  dei comportamenti che raramente mettono in pratica?

Lo stile per le donne  non è solo un “valore”, è anzitutto uno stereotipo: indossare la gonna per essere obbligate a tenere chiuse le ginocchia (comportamento tanto radicato che, nonostante ora le donne possano indossare liberamente i pantaloni, diversamente dal secolo scorso, la posizione delle gambe non cambia…), non poter fischiare, sporcarsi o – per le bambine – giocare ad arrampicarsi. Non poter dire frasi sconvenienti o volgarità è stata la regola a cui molte donne sono state costrette.

Ribaltare lo stereotipo mostrandole in comportamenti maschili può essere un gesto di rottura rispetto ai pregiudizi ma mi pare poco calzante rispetto alle finalità dello spot. Anche qui le donne vengono usate come “accessorio”, per veicolare un messaggio che sarebbe stato reso più forte ed evidente se i protagonisti fossero stati uomini.

Uomini che di solito sono elegantissimi ma che comunque mettono in atto quei comportamenti – magari nella sfera privata – lasciando intatta la propria allure di gentlemen. Sarebbe bello – come è scritto nelle dichiarazioni del brand – esortare gli uomini a impegnarsi a mostrare la parte migliore  non soltanto nella vita sociale, ma anche nell’ambito della vita privata.

Le donne, purtroppo o per fortuna, lo fanno da sempre.

Brutte e cattive, Vol. 2

Bene, ci risiamo.

Dopo l’articolo apparso su Panorama – nel quale si cercava di far luce rispetto alle continue vessazioni commesse dalle donne nei riguardi degli uomini –  intorno al quale scrissi qualche settimana fa, oggi è il turno de Il Giornale. L’articolo proposto dal quotidiano reca il seguente titolo:

Donne contro donne Ecco la metà nascosta del fenomeno stalking

Fin qui, nulla di male: è da molto tempo che si cerca di far luce attorno alle modalità con cui le donne utilizzano lo stalking nei riguardi di altre donne. Se il Giornale si fosse preso la briga di indagare questo fenomeno lo avrei apprezzato.

Invece, ecco come inizia l’articolo:

Le donne sono più violente degli uomini. I maschilisti e gli amanti della retorica sono rimasti scioccati? Beh, col risalto fornito ogni giorno al tema del femminicidio, questa frase pare scesa dalla luna.

L’atteggiamento a metà tra il polemico e il denigratorio traspare già dalle prime tre righe. Di femminicidio se ne parla troppo!

Bisognerebbe invece dar risalto allo studio condotto da tre docenti (donne, si affretta a ricordare il giornalista!) che hanno proposto un’indagine dal titolo: “le stalkers donne sono più violente degli stalkers uomini?”

Lo studio ha fatto il giro d’Europa e degli Usa, ma in Italia è stato riportato ben poco, anche perché fanno troppo clamore le 179 donne uccise nel 2013, una ogni due giorni, con un aumento dei matricidi di oltre il 27% al sud, per lasciar spazio all’altra faccia della medaglia.

Ovviamente dello studio in questione non viene riportata una riga: subito l’articolo si getta a capofitto nelle “storie di vita vera” come quella di Elisa che vorrebbe denunciare per stalking la sua ex ma non se la sente perché “se denunci un atto di violenza commesso da una donna ti ridono in faccia“, o quella di Antonella, che subisce atti di stalking da parte della moglie del suo amante. Dice l’intervistata «ho parlato con due amici avvocati ed entrambi mi dicono che probabilmente la sopravvaluto, proprio perché è una donna. Inoltre denunciarla vorrebbe dire far sapere che ho frequentato un uomo sposato».

Quello che vedo, al di là dell’articolo, sono i soliti vecchi pregiudizi:

– è ridicolo andare a denunciare un atto punibile per legge se commesso da una donna (perché, nell’immaginario, devi saperti  difendere da solo/a da una donna!)  Se non sei in grado probabilmente sei frocio..e se – come in questo caso – la vittima è omosessuale i motivi di scherno sono due: chi raccoglierà la denuncia immaginerà facilmente quale relazione ci sia tra le due parti coinvolte (sei sicuramente lesbica!), se non sai difenderti da una donna sei una nullità, anche in termini sessuali.

– spesso denunciare comporta costi ulteriori: ad esempio andare a lavare i “panni sporchi” (come ad esempio una relazione clandestina) in piazza. Ricordo al giornalista che l’omertà e la vergogna sono ancora due dei motivi principali per cui una donna che subisce forme reiterate di violenza domestica dal partner preferisce non denunciare!

L’articolo prosegue con queste considerazioni, tratte dal lavoro delle ricercatrici

Per la ricerca australiana le donne sarebbero più propense ad azioni violente nei confronti della vittima perché consapevoli che i loro comportamenti saranno sottovalutati dagli altri e difficilmente giungerebbero all’attenzione delle autorità.

Inoltre, le donne stalker sarebbero meno inibite a perpetuare atti di violenza perché convinte siano comportamenti meno gravi quando messi in atto da loro, piuttosto che dalla controparte maschile. La violenza da parte delle donne nella cultura occidentale, risulta quindi più giustificabile, meno dannosa, meno condannabile, anche dalle donne stesse.

Al di là del fatto che l’articolo non fornisce indicazioni sulla ricerca stessa (chi vi si è sottoposto, come sono stati raccolti i risultati…qui potete trovare un abstract  e scaricare il lavoro per intero) credo che anche nel passaggio sopra riportato traspaia il solito stereotipo sulle donne incapaci di commettere violenza: il fatto che le donne siano poco consapevoli rispetto al gesto violento può dipendere proprio dal fatto che per secoli le autentiche attitudini del comportamento femminile sono state celate dietro ad un sipario di stereotipi grotteschi: le donne non usano le mani ed è per questo che “non si picchiano nemmeno con un fiore” (essendo incapaci ad usare la violenza non saprebbero difendersi. Non si picchiano solo per galanteria, in pratica). A furia di essere pensate per stereotipi, le donne hanno finito per pensar-si alla luce dello stesso parametro. Se non sono in grado di essere violente è evidente che qualsiasi gesto che possa affermare il contrario sarà letto cercando di trovare le giustificazioni migliori per depenalizzarlo .

Questo maldestro tentativo di attribuire alle donne un comportamento violento peggiore di quello maschile, oltre al tentativo -altrettanto maldestro – di provare a racchiudere in una scala tassonomica i comportamenti violenti perpetuati dalle donne o dagli uomini, portato avanti  ad opera di alcuni giornalisti, mi spaventa abbastanza. Colloco su questa linea anche tutti gli articoli scritti attorno alla vicenda di Veronica Panarello, madre di Loris, ucciso all’inizio di dicembre in Sicilia. tutti gli interventi che cercano di spiegare come e perché la donna possa aver ucciso il bambino. Curioso come attorno a questo caso abbondino gli articoli in cui si cerca di capire se la donna (che per ora risulta solo indagata) abbia agito su premeditazione o a causa di un raptus: quando ad uccidere una donna – una ex, una moglie – è un uomo (che magari ha già confessato) la giustificazione del raptus gliela si concede automaticamente: niente indagini per capire l’origine del “folle gesto” (che proprio perché folle, è etimologicamente “privo di senso”).

Non è inasprendo lo scontro – peraltro già abbastanza violento – tra uomini e donne su diritti  e garanzie che si potranno veder attenuati certi episodi di violenza. Scrivere al fine di giustificare questa o quell’altra parte ha solo come effetto quello di usare le parole per erigere muri tra le contrapposte fazioni. E i muri conducono facilmente all’incomunicabilità. E’ necessario invece tornare a parlarsi, seguendo la strada dell’educazione, del dialogo e del rispetto reciproco.