Nuovi strumenti per l’educazione. Raccontare e raccontar-si attraverso Fatus.

Chi segue il blog sa che gli ultimi articoli scritti sono stati dedicati alla grande manifestazione di Educare alle differenze, grande contenitore di nuove idee e nuove prassi destinate ad arricchire ed  integrare la visione attorno alla pedagogia di genere.

Come anticipavo nell’articolo della scorsa settimana, oltre a materiali espressamente dedicati a queste tematiche è possibile trovare, tra i tanti stand di librerie, associazioni e case editrici, strumenti pedagogici particolarmente interessanti.

Io, entrando in contatto con la LIBRE, libri per l’infanzia della basa reggiana, mi sono letteralmente innamorata di FATUS. Si tratta di un gioco per creare, come dice il sottotitolo, storie infinite. Il gioco  è composto da molte carte di forma quadrata. Il primo giocatore ne pesca una e inizia una storia a cui il giocatore successivo dovrà aggiungere “un pezzetto” facendosi ispirare dalla carta estratta…

Non ho usato la parola “ispirazione” a caso. Le carte infatti presentano solo segni, colori, forme geometriche. Nulla di pre-codificato e, per questo, per raccontare una storia è necessario farsi ispirare da ciò che si sente, più da ciò che si vede!

14528247_10209439137448919_2071898959_n

Uno strumento di cui mi sono innamorata, spendibile in studio con adult* e bambin*, utilissimo perché dà la possibilità di esternare le proprie emozioni trasformando il gioco in un veicolo della propria interiorità.

14518332_10209439138328941_1504641900_n

L’ho già utilizzato in un paio di occasioni e ne sono rimasta più che soddisfatta!

Per chi volesse provarlo o volesse contattarmi ecco l’indirizzo della mia pagina facebook, attraverso la quale comunicare con più semplicità!

Un saluto a tutt*!

Dott.ssa Alessia Dulbecco

Annunci

Sono ancora viva. Voci di donne che hanno detto basta alla violenza

11358679_10206153789637277_1719564780_n

Sono ancora viva, testo pubblicato alla fine dello scorso anno e curato dalle giornaliste Chiara Brilli e Elena Guidieri, è come prima cosa un’affermazione di riscatto e di dignità. Si tratta di un’antologia di storie di donne che sono riuscite ad uscire da una condizione di violenza – fisica, psicologica, sessuale, economica – inflitta dai partner. Una sorta di racconto corale nel quale possono ravvisarsi molti tratti comuni a tantissime storie di violenza e perciò particolarmente utili a chi, ancora, vi si trova invischiata. Utile per capire, per trovare sostegno, per realizzare  che ciò che sembra capitarci in prima persona non è in realtà una nostra prerogativa ma, purtroppo, una consuetudine che accade a molte. Utile come primo passo per realizzare di avere un problema e correre ai ripari.

Ci sono, in commercio, moltissimi volumi che affrontano la questione “violenza di genere”. Molti sono prettamente teorici e specialistici, destinati ad un pubblico di operatori; tanti altri trattano i fatti di cronaca più efferati, nella maggioranza dei casi conclusi tragicamente. Il volume di Chiara ed Elena, invece, pone il proprio focus sulle donne vive. Essere vive, urlare al mondo di essere riuscite ad attraversare un uragano non è esattamente una cosa banale, se si leggono le storie. Come quella di Giulia, che si trova a combattere contro un uomo violento e possessivo proprio durante il periodo della gravidanza. O come quella di Chiara, che una sera si ritrova le mani del suo compagno intorno al collo e lì capisce che sarebbe dovuta fuggire per sempre dal suo aggressore. O come quella di Rosina, che intraprende una relazione extraconiugale e che per questa ragione sarà costretta a perdere tutto: la dignità, i suoi figli, la sua vita.

Il testo si articola in modo dinamico: le domande poste alle donne intervistate rispondono bene alle esigenze del volume; il lettore è condotto all’interno di ogni singola storia in modo puntuale, preciso. Gli interrogativi posti, inoltre, tengono conto delle tecniche di colloquio generalmente adoperate in un contesto come e quello della consulenza (Bernianamente corrispondono alle tecniche di colloquio applicate dall’Analisi Transazionale: con le domande si esorta alla chiarificazione, si chiede una confrontazione, si approfondisce un aspetto con una specificazione…) e permettono alle intervistate di raccontarsi pienamente.

Dall’analisi delle storie emergono alcuni tratti comuni che la letteratura specialistica  ha definito come “fattori scatenanti” il fenomeno della violenza domestica: il più rilevante è quello relativo alla gravidanza: i dati e le dichiarazioni raccolte dalle denuncianti sottolineano come spesso si assista ad una escalation di violenza proprio in seguito alla notizia di aspettare un bebè. Un altro aspetto importante riguarda il fatto che le autrici indagano anche le tante debolezze del sistema italiano a protezione della vittima: uomini che patteggiano pene gravi, carabinieri e poliziotti che “consigliano” alle vittime di non denunciare per non rovinare la reputazione del partner, donne che si sentono abbandonate dal sistema che dovrebbe proteggerle e aiutarle, anche nella gestione delle piccole faccende quotidiane (che in situazioni così complesse diventano macigni).

Sono ancora viva è un urlo liberatorio delle donne che faticosamente sono uscite o tentano di uscire dal momento più buio della loro esistenza e, insieme, un grido di speranza per coloro che ancora, stanno cercando la forza di reagire.

Cuntala: equal opportunities game

Qualche giorno fa i riflettori di giornali e telegiornali ero puntati su Trieste e, in particolare, su il gioco del rispetto, un’iniziativa per combattere gli stereotipi di genere nelle scuole dell’infanzia. Molti giornali hanno pensato bene di utilizzare queta vocenda per veicolare informzioni sbagliate, false e tendenziose (la famosa ideologia gender, l’idea che nelle scuole si faccia di tutto per “invertire” l’ordine stabilito in base all’appartenenza sessuale.

Quello che i giornali si sono ben guardati dal raccontare (per una sottile volontà di mistificazione o per ignoranza?) è che  – per fortuna! – la scuola italiana è ricca di iniziative di questo tipo, da diverso tempo.

Esistono, inoltre, moltissim* professionist* che si preoccupano di creare libri e materiali per avvicinare i ragazzi ai temi del rispetto e delle differenze di genere

Mi è già capitato di recensire, sul blog, alcuni di questi giochi (trovate qualche info qui). Oggi vorrei parlarvi di un altro strumento ludico-didattico che ha un nome bellissimo: le cuntaline.

Le cuntaline è un gioco di carte, nello specifico è definito come equal opportunities game. E’ stato creato da Barbara Imbergamo per portare avanti un progetto, più ampio, sulle pari opportunità.

Cuntala significa “raccontala”. E’ perciò il nome più adatto per definire un gioco il cui scopo è, appunto, quello di raccontare storie. Si compone di diverse carte, appartenenti a quattro categorie (personaggi, verbi, oggetti e caratteristiche). E’ un  gioco strano, cuntala, perché non ha regole. Come si può leggere nel “manuale di istruzioni” :

In questo gioco tutto è possibile e ogni regola può essere inventata. Potete decidere voi quante carte dare, come fare i turni, quanto fare durare una storia.

Se non ha regole, allora, come si gioca? intanto si può partire dal distribuire qualche carta ai* giocator*. Ognun* contribuisce a creare un “pezzo” della storia attraverso la carta che intende giocare. C’è il papà che cucina e la sindaca,la muratrice e l’ostetrico. Le carte sono piacevolissime: hanno colori vivaci, rappresentano immagini non stereotipate e ogni definizione è riportata in tante lingue (spagnolo francese tedesco inglese e italiano).

Fin qui, potreste obiettare, tutto bene: il gioco si presenta bene e ha delle importanti finalità. Ma nella pratica?

Beh, per recensire un gioco bisogna anzitutto provarlo. Io ci ho giocato e mi sono divertita un monte! Pescare carte, aggiungere pezzi ad una storia che comincia già in modo non convenzionale  è un ottimo esercizio per uscire da schematismi e pregiudizi. Perché è molto più facile raccontare la storia della bella Biancaneve, che cura  i sette nani nella casetta nel bosco, fino a quando la strega cattiva – invidiosa della sua bellezza – non decide di avvelenarla… piuttosto che cominciare il racconto con c’era una volta un giovane papà, in cucina, con un bellissimo grembiule verde…

 Le possibilità creative sono infinite e come ricorda l’autrice

Inventare storie a partire da questi personaggi permette di immaginare mondi e comprendere i molteplici aspetti della realtà.

Per avere altre informazioni sul gioco, o per acquistarlo, potete dare un’occhiata al sito!)

Parlami in….Stampatello!

Parlami in stampatello” è il motto di una nuova casa editrice che nasce con un intento preciso: quello di parlare di argomenti importanti con un linguaggio semplice, in stampatello per l’appunto. Gli argomenti in questione sono prevalentemente quelli che riguardano l’omogenitorialità.

Come si legge sul sito della casa editrice

Sono sempre di più i figli di coppie omosessuali in Italia ed è fondamentale per ogni bambino specchiarsi nei racconti e nei libri illustrati.

Ho letto due dei libri illustrati presenti nel ricco catalogo de Lo Stampatello: i titoli sono Il segreto di papà Perché hai due mamme?

Nel primo volume, scritto da Francesca Pardi e illustrato da Desideria Guicciardini, si raccontano le vicende di Giulia e Carlo, due bambin* che si sono ritrovati coinvolti nella separazione di mamma e papà. Si parla della paura dei piccol* di perdere il loro padre, spaventati dalla possibilità di non vederlo più come un tempo. Invece, racconta la voce narrante, il papà è sempre molto presente e si diverte con loro facendo un sacco di attività. Dopo un anno dalla separazione la mamma invita il nuovo compagno a vivere con lei e i bambin*: Carlo e Giulia lo apprezzano molto e poi capiscono che la sua presenza fa star bene anche la mamma che è più sorridente e felice. Invece quello che non capiscono è il comportamento del papà: è evasivo e quando parla al telefono bisbiglia o si sposta in un’altra camera. I bambin* iniziano a fare le più stravaganti ipotesi per giustificare la sua condotta…magari è un ladro! forse è una spia! Magari è malato e non vuole dirlo! Un giorno però il papà decide di svelare il mistero presentandogli Luca, il suo nuovo compagno! Spiega di essere innamorato e che se fosse possibile si sposerebbero, proprio come è possibile fare tra uomo e donna. Giulia è entusiasta, Carlo invece è preoccupato: sa che a scuola i compagni usano la parola “Gay” come un insulto. Così il papà decide di intervenire: parla con la maestra che terrà per l’occasione una lezione alla classe, spiegando così agli alunn* il vero significato della parola. Inoltre quando scoprono che Luca è un poliziotto anche i compagni di scuola cambiano opinione su di lui. La storia si conclude con i bambini felici per il clima di serenità riconquistato all’interno della loro grande famiglia.

E’ una storia delicata, quella raccontata dalla penna di Francesca e dalla matita di Desideria. Quelle tematiche “scomode”, che di solito spaventano i genitori (perché non sanno come parlarne, perché non sanno se sia un bene parlarne) vengono qui esposte con naturalezza e dolcezza. La separazione, il nuovo partner di mamma, il nuovo compagno di papà: una serie di passaggi che non spaventano i bambini, ben più aperti e disponibili ad accettare i cambiamenti rispetto agli adulti. E’ importante fornire loro, però, storie di questo tipo per aiutarli a rispecchiarsi in nuovi racconti  aiutandoli a capire di non essere soli.

Come si legge sul sito l’obiettivo delle storie edite da Lo Stampatello è di

prendere in considerazione quelle esperienze che meno trovano posto nella letteratura per bambini, ma che vissute in prima persona possono far sorgere nei bambini mille domande o un forte senso di alterità.

L’altra storia, scritta ancora da Francesca pardi e illustrata da Giulia Torelli  e Annalisa Sanmartino, parla di due donne che si amano e desiderano dei figli. Di nuovo, è la naturalezza con cui vengono narrati gli avvenimenti il nucleo del racconto: è vero, due donne non possono mettere al mondo un bambino, ma le due protagoniste vanno in Olanda  dove

c’è  una clinica dove dei signori gentili donano i loro semini per chi non ne ha,o per chi ne ha che non funzionano(a volte anche certi papà ne hanno bisogno).

Le due donne, rivolgendosi più volte alla clinica, riescono a mettere su una bella famiglia numerosa, come era nei loro desideri. Le scene di vita quotidiana vengono rappresentate con semplicità e leggerezza: se una mamma guida l’altra prepara i panini per i viaggi, se una accompagna i più piccoli al nido l’altra andrà con la più grande a scuola.

Di nuovo, credo che il più grande merito della storia quello di fornire modelli di famiglia, di coppia, di stili di vita differenti rispetto a quelli a cui siamo soliti pensare e che spesso affollano in modo molto anacronistico i libri di testo (specialmente delle elementari). Pedagogicamente la storia educa all’affettività, sana e rispettosa, indipendentemente dal sesso dei protagonisti. Chi lo ha detto che la “vera” famiglia è solo quella composta da una mamma e un papà? Chi lo ha deciso che la mamma deve badare ai bambin* mentre il papà si reca al lavoro? la vera famiglia ha tante facce e un unico trait-d’union: il rispetto e l’amore reciproco.

Per concludere, redo non ci siano parole migliori di queste

Tanti sono gli aggettivi che accompagnano la parola famiglia, ognuno di noi vi troverà quello che più gli somiglia: tradizionale, allargata, monogenitoriale, adottiva, ricomposta, omogenitoriale. Ciascuno di questi aggettivi non fa che restringere il campo di osservazione su una sola delle innumerevoli varianti, tutte contenute nella parola famiglia, a tutti noi cara perché parola d’amore, parola da cui veniamo e a cui tendiamo, parola che racconta cosa abbiamo preso e cosa lasceremo al mondo, di inestimabile e caro.

(ps. ricordo che Lo stampatello ha avviato una campagna di crowdfounding per poter tradurre dal francese e dare alle stampe due nuovi libri entro fine anno. I libri in questione sono La carta dei diritti dei maschi e delle femmine. Qui trovate tutte le informazioni sul progetto e le modalità per contribuire. E’ una grande azione educativa, per l’educazione all’affettività e contro l’omofobia, quella che Francesca Pardi porta avanti. Sosteniamola!)