La buona scuola…e i buoni insegnanti

Ok, sto per scrivere un post scomodo, lo so. 

Vorrei scrivere alcune opinioni, molto a caldo, sullo sciopero della scuola di oggi, contro la riforma proposta dal governo Renzi.

La mia non vuole essere una critica ma solo una serie di osservazioni su quello che ho visto oggi su giornali e TV. Non conosco nel dettaglio tutti i punti della riforma (e, però, lasciarmelo dire: in base alle interviste ascoltate oggi nei vari telegiornali non so neppure se i manifestanti abbiano chiara la questione) per questo le mie osservazioni saranno parziali e decisamente molto personali.

Vorrei partire da una domanda un po’ provocatoria: siamo davvero sicuri di poter affermare che ‘la buona scuola’ sia quella fatta dai docenti scesi oggi in strada? Io credo che di insegnanti degni di questo nome ce ne siano davvero pochi. in tutta la mia carriera di studentessa ho incontrato cinque, massimo sei insegnanti strepitose. Le maestre Tersa, Rosa e Angela durante il percorso delle elementari, le prof. Ottobelli e Pallastrelli negli anni della scuola superiore. Delle medie ho solo ricordi negativi: la professoressa di ginnastica che si divertiva a umiliarmi al quadro svedese, la prof. di italiano decisamente sadica. Al liceo ricordo la professoressa di latino e il clima di terrore che sapeva creare, di nuovo la prof. di ginnastica che mi obbligava a giocare a pallavolo (nonostante proprio non fossi in grado!). 

Ascoltando le varie interviste mi è parso di capire che il punto maggiormente contestato sia quello relativo al nuovo inquadramento dei presidi. Gli insegnant* intervistati ritengono che accentrare troppi poteri nelle mani di un’unica persona possa produrre alcuni rischi: il rischio di una deriva dittatoriale, il rischio, per un docente, di essere valutato e licenziato a piacimento del dirigente scolastico.

È chiaro che per poter essere precisi bisognerebbe leggere in dettaglio il testo della riforma ma, come dicevo, questo è un post ‘di pancia’, scritto per raccogliere una serie di considerazioni pensate e scritte in fretta.

Io non credo che un docente con un regolare contratto possa essere cacciato solo perchè ‘non gradito’ al preside. Il licenziamento prevede sempre una giusta causa. Credo però che anche per un insegnante sia importante essere valutato nel corso del proprio lavoro. Io, come consulente a partita iva, sono sempre suscettibile del controllo dei miei committenti che, se non ritengono il mio operato all’altezza, sono pronti a optare per un altr* professionista. Durante il liceo ricordo l’insegnante di latino del triennio che era completamente incapace di fare bene il proprio lavoro, ricordo di altri docenti incapaci di pensare ad una programmazione adeguata a fornire a noi studenti una formazione adeguata. Tralasciando quelle poche e rare eccezioni, ricordo che avrei voluto insegnanti migliori.

Magari ci saranno altri mille motivi per scendere in piazza, per protestare e ovviamente rispetto chi oggi l’ha fatto. Solo mi piacerebbe che i motivi fossero anche altri, non solo la paura di sentirsi ‘valutati e osservati’ dal preside. Per me un buon insegnante non ha paura di essere valutato per cosa o come insegna, non ha paura del feedback dei propri studenti o dei suoi superiori, non ha paura, soprattutto, di mettersi in discussione. Il mio timore è che molti insegnanti ritengano che il posto fisso sia un modo per sgravarsi di tanti problemi, una strategia per ‘sedersi’ e fare il meno possibile. Proporre contenuti superati, evitare l’autocritica. Non per tutti, ovviemente, ma ho l’impressione che per alcuni fare l’insegnante sia come essere impiegati al catasto.

Per questo credo davvero ci sia bisogno di una buona scuola e, ancora di più, di buoni insegnanti. E per questo mi chiedo: perché gli insegnanti che sono scesi in piazza oggi non si organizzano per creare una controproposta? 

Un’altra cosa che mi piacerebbe vedere nel mio paese (anche in seguito alle recenti manifestazioni no expo ): essere più propositivi e meno contestatori.

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