Esserci, la missione di un genitore (anche ai tempi del Coronavirus)

A partire dallo scorso 4 marzo, la vita di tutti gli/le italiani/e è fortemente cambiata.

Come state vivendo il periodo della quarantena?Come avete gestito il repentino cambio di routine? Quali sono i vostri pensieri in merito al futuro? In che modo gestite i vostri figli/e a casa da scuola?

Chi svolge una professione di cura e di aiuto avrà ormai acquisito familiarità con queste domande. Soprattutto, potrebbe aver notato che le persone reagiscono in modi molto diversi. C’è chi, tutto sommato, si è adeguato al cambiamento senza troppi problemi, chi vive con pessimismo, chi si è trasformato nel controllore dei figli/e e mitiga la propria ansia riversandola su di loro.

Da cosa dipende il modo con cui ciascuno di noi risponde ad un momento di crisi?

Per i terapeuti Daniel Siegel e Tina Payne Bryson, gran parte delle nostre risposte emotive (e non solo) dipendono dal modo in cui i nostri genitori ci hanno cresciuto. Nel loro nuovo volume, Esserci, pubblicato da Raffaello Cortina, intendono fornire a tal proposito alcuni consigli ai genitori, affinché possano contribuire a gettare le basi per una crescita sicura dei loro figli/e.

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Secondo Siegel e Bryson, il modo con cui si cresce un bambino può autenticamente fare la differenza. Molti studi hanno messo in luce il fatto che favorire nei bambini un processo di attaccamento sicuro produce risultati positivi in termini di resilienza, empowerment, capacità di gestire i cambiamenti e di entrare in connessione con i propri e gli altrui stati d’animo. Queste caratteristiche producono un effetto a catena: chi le possiede risulta favorito in ambito scolastico, lavorativo, relazionale. Crescere con un genitore (o un caregiver) presente, capace di sintonizzarsi sui bisogni materiali ed emotivi del bambino, produce in sostanza degli effetti che ricadono non solo nell’immediato, ma, soprattutto, sul lungo periodo.

Già, ma come si sviluppa un attaccamento sicuro? In particolare, come possono i genitori che nella loro vita non l’hanno sperimentato, riuscire ugualmente ad applicarlo?

Siegel e Bryson, in questo senso, sono chiarissimi:

“La storia non è un destino” (p.34)

Molti genitori non hanno sperimentato un attaccamento sicuro in famiglia, ma questo non significa che oggi non siano in grado di fornirlo ai loro figli.

Per farlo è necessario partire da una narrazione coerente di sé, attraverso la quale riflettere sul modo in cui si è cresciuti. Il modo con cui agiamo e reagiamo davanti alle richieste dei bambini (siano essi nostri o di persone di cui ci prendiamo cura nel nostro lavoro) dipende moltissimo dalle nostre personali esperienze infantili.

Come hanno messo in evidenza gli studi longitudinali promossi attraverso l’esperimento della strange situation, gli stili di attaccamento variano (dando vita a forme che possono essere sicure oppure insicure-evitanti, insicure-ambivalenti, insicure-disorganizzate) e generano nel cervello del bambino presupposti su cui questo si baserà per decifrare e rispondere alle richieste del mondo circostante.

Anche chi non ha ricevuto un attaccamento sicuro, dunque, può apprenderlo per poterlo fornire a proprio figlio. Per farlo serve che il genitore si affidi in primis a specialisti (terapeuti ed esperti in educazione) per decifrare i messaggi ricevuti nella propria infanzia, il loro peso e la loro rilevanza nella vita adulta. Solo attraverso un’opera di decostruzione è possibile poi costruire qualcosa di nuovo.

Per gli autori l’obiettivo finale non è quello di raggiungere la perfezione (per altro irrealizzabile), ma semplicemente quello di essere genitori competenti.

Già, ma cosa fanno questi genitori competenti? L’approccio di un buon genitore, ci dicono gli esperti, è quello che lo porta ad esserci per i propri figli/e.

La dimensione dell’Esserci si esplica in una serie di passaggi che Siegel e Bryson definiscono “il poker dell’attaccamento“:

  • protezione
  • comprensione
  • conforto
  • sicurezza

L’ultimo elemento è – contemporaneamente –  parte del processo ed esito finale. Se i genitori riescono a percorrere gli altri tre step, infatti, l’ultimo viene da sé.

Vediamoli sinteticamente:

Protezione significa educare il bambino a sentirsi sicuro. È la situazione che permette la rigenerazione delle nostre risorse interiori. Se un bambino non si sente protetto, infatti, tende ad impiegare quelle in suo possesso per cercare di far fronte alla situazione pericolosa. Anche inconsapevolmente, i genitori possono esporre i bambini a situazioni non protette: la violenza domestica e, in  misura minore, l’elevata conflittualità tra i coniugi possono mettere i più piccoli in condizioni di non sicurezza.

Proteggere, però, non vuol dire essere iperprotettivi: questa condizione infatti porta il genitore a sostituirsi al figlio ed è altrettanto dannosa, anche se spinto da motivazioni apparentemente positive.

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Esserci si esplica nella comprensione e nel conforto.

Comprendere significa percepire l’emozione provata dal bambino, darle senso e quindi rispondere adeguatamente.

Studi scientifici hanno messo in evidenza quanto sia importante lo sviluppo dell’empatia e di quello che gli autori chiamano mind-sight (la capacità di vedere la nostra mente e le sue reazioni) nello sviluppo di un attaccamento sicuro. Più il genitore è in grado di ascoltare le proprie reazioni emotive, più è in grado di sintonizzarsi su quelle di suo figlio o della persona di cui si sta prendendo cura. È un esercizio lungo, che deve tener conto allo stesso tempo di due livelli (quello genitoriale e quello del bambino), ma vale la pena provare a lavorarci su.

La comprensione, quindi, apre la strada al conforto: quando il bambino soffre, questo stato negativo può essere modificato dall’interazione con una persona che sappia entrare in sintonia con lui. Nel conforto, il genitore non deve avere come obiettivo quello di rimuovere la sensazione di sofferenza: anche le emozioni negative, le frustrazioni servono nel processo di crescita. Ciò che importa è che il bambino non si senta solo nel proprio dolore. Scopo del genitore è quello di offrire un “conforto guidato”, affinché il bambino possa applicarlo anche da solo, una volta adulto.

Se tutti questi passaggi si sono svolti nel modo migliore possibile (attenzione: non ho detto “in modo perfetto”; la perfezione non esiste), l’attaccamento sicuro si genera da sé.

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La sicurezza offre, come dicono gli autori, al tempo stesso un porto sicuro e un trampolino: il bambino – e successivamente l’adulto – che ha sperimentato un attaccamento sicuro sa che il proprio genitore è sempre pronto a sostenerlo, in ogni ambito del proprio esistere.

Diventare genitori in grado di esserci significa acquisire punti anche rispetto alla propria autorevolezza. Chi crede che ascoltare e sostenere il proprio figlio significhi in realtà cedere ai suoi “capricci”, in realtà sbaglia. Avere uno sguardo aperto su di sé, fungere da mediatori nel processo di crescita dei più piccoli è il primo passo per apparire, anche ai loro occhi, più autorevoli. Un genitore che sa modulare le proprie reazioni, che cerca di rimediare quando commette errori, che aiuta ad incanalare ed esprimere le emozioni, appare ad un bambino come una persona di cui si può fidare.

Il volume di Siegel e Bryson parla ai genitori e lo fa con le parole giuste: è un testo scorrevole che invoglia gli adulti a provare ad essere la versione migliore di se stessi.

Dr.ssa Alessia Dulbecco

 

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L’educazione ai tempi del Coronavirus

Il 4 marzo 2020 è una data che difficilmente scorderemo. Si tratta del giorno in cui il Governo ha promulgato le disposizioni urgenti per il contenimento del Coronavirus e tutte le Regioni hanno decretato la sospensione delle attività educative e didattiche.

In questi ultimi due giorni il Centro Educativo che coordino (in cui mi sono recata, nonostante la sospensione delle attività) è stato subissato di telefonate di genitori che volevano accertarsi che davvero le attività fosse sospesa. Anche in studio ho ricevuto molte telefonate da parte dei genitori dei bambin* e ragazz* che seguo: tutti esprimevano preoccupazione – per i giorni “persi”, per la nuova organizzazione familiare da trovare – e disagio.

In sostanza, muovevano attorno ad un unico dilemma:

 

…e adesso che si fa?

Non ho pretesa di esaustività, ma ho pensato potesse essere utile raccogliere in questo spazio virtuale alcune riflessioni e spunti utili per genitori ed educatori/trici che si ritroveranno, loro malgrado, a dover gestire alcune criticità derivanti dalle scuole chiuse e dal panico generato da questo virus.

Partiamo anzitutto dai bambini/e in età prescolare.

Gestire l’emergenza: bambini/e in età prescolare

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Se il bambino/a era abituato ad andare al Nido si troverà in difficoltà soprattutto per il cambio nella routine quotidiana. E’ necessario che il genitore dia una “spiegazione” che lo aiuterà a capire ciò che sta avvenendo e, soprattutto, a contenere l’ansia derivante dall’inaspettato. Attenzione! la spiegazione non deve necessariamente essere realistica: è necessario educare i bambini/e a seguire le regole inerenti l’igiene personale (quindi insegnando loro come lavarsi le mani, come starnutire, usare fazzoletti che poi vanno buttati etc) ma non è necessario entrare nel dettaglio del perché dobbiamo farlo in questo modo. Come raccomandano anche altri pedagogisti, è molto importante contenere gli allarmismi ed evitare spiegazioni scientifiche che contribuirebbero solo a preoccupare ulteriormente i bambini/e.

Se invece i piccoli non andavano al Nido ma erano soliti passare le giornate dai nonni, è probabile che troveranno strano il fatto di dover passare molto tempo a casa insieme ai genitori (e magari vedere molto meno i nonni, essendo una categoria a rischio maggiore di contagio). Anche in questo caso è possibile optare per spiegazioni semplici utili solo a raccontare ai bimbi il perché la mamma o il babbo siano a casa.

Cosa è importante fare in questo periodo:

  • mantenere la routine: i bambini hanno bisogno di mantenere orari che siano per loro rassicuranti. Ai genitori consiglio di gestire le giornate impostando una “tabella di marcia” (sveglia – pausa di metà mattina – pranzo – riposino – attività pomeridiane…).
  • se i genitori sono a casa in smart-work, un’idea potrebbe essere quella di coinvolgere il bambino/a in qualche piccola attività che possa realizzare accanto al genitore (colorare, usare la plastilina, incollare adesivi, giocare con le costruzioni…). Questo permette al genitore di ritagliarsi del tempo per lavorare garantendo però la propria presenza al figlio/a.
  • creare insieme al bambino degli spazi di condivisione per leggere, fare attività creative. Il lavoro e gli impegni limitano spesso questa possibilità… questo virus non ha lati positivi, ma se proprio dobbiamo cercarli, beh uno può essere questo. Se volete qualche spunto utile per creare insieme al tuo bambino/a qualche attività creativa ti consiglio di seguire la pagina IG della collega Ylenia Parma,  quella della collega “Nadì” Alice Di Leva o di Francesca palazzetti, aka Mammafrau

 

Gestire l’emergenza: bambini in età scolare

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I bambini che vanno a scuola hanno subìto loro malgrado il bombardamento derivante dalle notizie diffuse a scuola, da altri amichetti o direttamente dai notiziari (a cui spesso sono esposti involontariamente).

In questo caso le spiegazioni di fantasia non servono: è bene raccontare – con parole semplici e senza ansie – che stiamo vivendo un periodo particolare. Di nuovo, è essenziale educarli alle misure di protezione (stare a distanza, lavarsi spesso le mani etc).

La fascia tra i 6 e i 10 anni è quella più esposta alla paura: i bambini captano molto bene i mezzi discorsi che spesso gli adulti fanno (pensando di non essere ascoltati), per non parlare delle notizie del Tg. E’ importante quindi limitare certi discorsi ed evitare i notiziari (meglio informarsi in maniera più discreta su internet). Soprattutto, è importante per i genitori trasmettere sicurezza: i bambini devono poter contare sulle figure di riferimento per esprimere le loro paure, non per assimilare quelle dei grandi.

Cosa è importante fare in questo periodo:

  • organizzare una routine: anche in questo caso, è importante che i bambini mantengano organizzata la loro giornata. i ritmi possono essere più fluidi, ma è necessario che ci siano.
  • compiti: appena la scuola avrà fornito le disposizioni necessarie, i bambini, sostenuti dai genitori, potranno accedere alle lezioni on line o eventualmente anche solo ai compiti tramite il registro elettronico. E’ importante che i genitori si assumano il ruolo educativo momentaneamente tralasciato dalla scuola e seguano i bambini nelle attività. Un’idea potrebbe essere quella di “lavorare insieme”: i bambini facendo i compiti, i grandi mediante il lavoro in remoto.
  • spazio alla creatività: pur nel quadro generale dato dalla routine e dai compiti, e importante in questo periodo ritagliarsi dei momenti per fare. Le attività pratiche possono fornire quello spazio utile al dialogo. Se i bambini sono preoccupati, difficilmente ve ne parleranno durante i compiti. Le loro paure, al contrario, potrebbero emergere mentre cucinate i biscotti o leggete una storia: offrite ai vostri figli spazio per affrontare insieme ciò che li spaventa.

 

Gestire l’emergenza: preadolescenti e adolescenti

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I ragazzi/e dagli 11 anni in su possono raggiungere facilmente ogni tipo di informazione. Anche in questo caso è importante che i genitori diano informazioni serie e sensate, riducendo al minimo gli allarmismi. Eviterei di equipaggiarli con mascherine e disinfettanti vari se non vi è una reale necessità; li esorterei invece a lavarsi spesso (cosa, si sa, non molto apprezzata dagli adolescenti… ma d’altronde le emergenze possono servire ad acquisire nuovi stimoli per eseguire meglio vecchie attività).

Se lo richiedono, potete approfondire l’argomento, cercare insieme notizie allo scopo di parlarne e condividere osservazioni.

Cosa è importante fare in questo periodo:

  • routine: come avrete capito, questo elemento è importantissimo per tutti. I ragazzi devono comprendere che essere a casa per un’emergenza non significa essere a casa per una vacanza. i tempi possono essere più fluidi ma è necessario che facciano più o meno le stesse cose di prima (alzarsi sempre in una certa fascia oraria – esempio tra le 7.30 e le 8.30 – fare i compiti, leggere, guardare la tv, se gli spazi domestici lo consentono fare un po’ di sport…).
  • compiti: nell’attesa che a scuola si adegui alle lezioni in remoto è possibile sostenerli in un ripasso di alcuni argomenti. i ragazzi che interrompono la routine dello studio tendono a fare più fatica a seguire un metodo di studio efficace. Se hai bisogno, qui trovi un post in cui ti spiego come educo al metodo di studio i miei ragazzi, ti consiglio anche il post del collega Luca Pollara.

 

Se si ammala un genitore…

In alcune zone d’Italia lo stop alle scuole e alle attività è di tipo precauzionale: serve soprattutto per contenere la diffusione ed evitare pesanti ripercussioni sulla sanità. Tuttavia, in alcune zone,  vi sono focolai attivi e la quarantena è obbligatoria: vi sono molti contagiati e tra questi anche genitori.

Che fare in questi casi?

E’ necessario fornire informazioni chiare ai figli, raccontando (con parole commisurate all’età) cosa sta accadendo. Come già detto, è importante che i ragazzi/e (di qualunque età!) vi percepiscano calmi e, compatibilmente alla situazione, tranquilli. Per una maggiore rassicurazione potete scegliere di fare video chiamate frequenti: nonostante la distanza i vostri figli vi sentiranno più vicini e potranno accertarsi con i loro stessi occhi rispetto alle vostre condizioni generali.

Alcune risorse per gli adulti

Nella mia esperienza, ho notato che sono due le categorie maggiormente colpite da questo stop forzato: i genitori e gli educatori/trici.

Entrambe le categorie hanno bisogno di differenti stimoli: confronti con esperti, rassicurazioni rispetto alle strategie educative applicate in mancanza della scuola, nuovi strumenti. Vi rinvio pertanto all’ultimo articolo della collega Annalisa Falcone in cui trovate molti spunti interessanti per accrescere la vostra formazione. I suggerimenti proposti variano da film, documentari a libri “più o meno per addetti ai lavori”… troverete sicuramente la risorsa che più fa al caso vostro!

Vi rimando, per finire,  alla mia pagina dove troverete alcuni approfondimenti e in particolare il nuovo servizio di sostegno pedagogico per genitori, ragazzi e colleghi/e.

Spero che i suggerimenti siano stati utili, attendo i vostri commenti!

Alessia

 

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In copertina: foto di Bryon Lippincott