Nelle tue parole, 3

Oggi, le parole che ascoltiamo sono quelle di D. Si tratta forse della persona che ha dedicato alla mia professione, quando ero appena agli inizi, una grande attenzione e sensibilità. Abbiamo lavorato insieme una prima volta lo scorso anno e poi di nuovo in questo 2017.

Il suo feedback va al centro di molte questioni tipiche del counselling:

  • non c’è nessuna sostituzione davanti ai problemi: chi li vive in prima persona è supportato dal professionista nel cercare la propria, personale risoluzione
  • il cambiamento si sviluppa a partire da piccole considerazioni personali attraverso le quali migliorare la propria autoconsapevolezza.

nelle tue parole daniela

Nelle tue parole, 2

Un altro post dedicato ai feedback delle clienti che in questa prima parte di 2017 hanno lavorato con me.

Oggi le parole sono di S. che si è rivolta a me in particolare per iniziare a riflettere e trovare soluzioni in merito ad aspetti della sua vita professionale.

Gli strumenti pedagogici e di counselling offrono un sostegno in ogni ambito della vita, non solo in quella personale/affettiva ma anche in quella pubblica/lavorativa.

nelle tue parole sara

Nelle tue parole, 1

Settembre, mese in cui si riparte! ho deciso di far ripartire anche il blog che a causa degli impegni di questa prima parte di 2017 è stato un po’ silente. Chi ha ricevuto la newsletter (hey, se non l’hai ricevuta e vuoi iscriverti clicca qui ) già saprà che la mia  Soul coaching card del mese è “Energy”: la carta dedicata al recupero delle energie e alla capacità di spenderle bene.

L’energia è alla base del mio lavoro: come in ogni professione di aiuto se non si dispone di buone riserve si può finire per far male il proprio lavoro, per farsi male (il burn out è sempre in agguato) o peggio ancora per far male a chi ci sceglie per lavorare insieme.

Non solo: mi sono resa conto che il mio lavoro, oltre ad avere bisogno di energia, ne produce anche moltissima: i feedback, le parole che mi dedicano le clienti sono una grande fonte di gratificazione che mi aiuta nelle giornate no (certo, ne ho tante anche io!) e che mi stimola a far sempre meglio.

Ho deciso quindi di lanciare questa campagna, che ho chiamato “Nelle tue parole”  e che andrà avanti per tutto il mese. Ogni mercoledì la storia di una donna che, nell’arco di questi primi mesi del 2017, ha deciso di lavorare con me su alcuni aspetti personali. Sono storie comuni, se vogliamo, e per questo spero che leggendole chiunque vi si possa identificare un po’. Mi piacerebbe far capire che chiedere aiuto non è disdicevole, anzi, a volte può essere l’unica possibilità. vorrei nel mio piccolo diffondere cultura in merito al counselling e alla pedagogia, i  due pilastri che danno vita al mio personale modo di instaurare una relazione di aiuto.

Oggi partiamo con la storia di A.

L’ho conosciuta alla fine dello scorso anno, proprio durante le vacanze di natale. Il nostro lavoro insieme è cominciato a gennaio. Ho conosciuto una donna fragile, che stava uscendo faticosamente da una relazione finita, e l’ho lasciata più forte e decisamente cambiata (anche nel look! perché si, anche quello gioca un ruolo fondamentale nel processo di cambiamento, se supportato da un mutamento interiore).

Ecco le sue parole. Se ti va di condividerle usa l’hashtag #nelletueparole, grazie!

nelle tue parole anna

“Ci chiamano diversi”

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L’anno che si sta per concludere ha visto la realizzazione di molti documentari sulle tematiche LGBTI.

Dopo il bel documentario di Ingrid e Lorenza, “Lei disse sì” (di cui avevo scritto qualche tempo fa..) oggi mi sono imbattuta in “Ci chiamano diversi“. Si tratta di un documentario realizzato da Vincenzo Monaco con la partecipazione di numerose associazioni sparse sul nostro territorio nazionale. E’  un viaggio coinvolgente, quello proposto da Vincenzo, che affronta le tematiche lgbti a viso aperto. Si parla di omosessualità, si dà una definizione ai termini utilizzati. Gli intervistati – esponenti di varie associazioni, da Torino a Roma, passando per Brescia e la Sicilia – intendono chiarire anche i tanti luoghi comuni sui gay: dal cliché secondo cui gli omosessuali fanno sesso con chiunque alla ben più fastidiosa correlazione (priva di fondamenti) che alcuni individuano tra omosessualità e pedofilia.

E’ un documentario diretto e preciso nel quale si indagano anche le responsabilità della chiesa rispetto ai diritti negati. Interessante a questo proposito è la riflessione di Don Franco Barbero, parroco scomunicato di Pinerolo, rispetto alla necessità di aprire le porte della chiesa a tutti. Per il parroco piemontese l’omosessualità è un dono, esattamente come l’eterosessualità.

Ancora, nel filmato si parla delle aperture autentiche e di quelle di facciata: per molti l’omofobia giace dietro il politically correct, ovvero dietro quelle frasi che cominciano con un “non ho niente contro i gay” e proseguono con un “MA” grande come una casa. Si è arrivati all’idea di essere tolleranti con le persone, omo o etero che siano, ma la battaglia sui diritti è ancora aperta. Ed è questo oggi il vero terreno di scontro: unioni civili, possibilità di adottare, possibilità per un* bimb* di avere due mamme o due papà.

Per questo credo che la storia di Simona e Gloria sia il perfetto filo conduttore del documentario: se le interviste ai vari esponenti delle associazioni servono per dare sostanza al dibattito, per parlare di diritti, di linguaggio, di definizioni, la vicenda personale, raccontata in prima persona dalle due ragazze in modo così spontaneo ed autentico è il canale privilegiato per veicolare i contenuti che altrimenti sarebbero solo di tipo teorico: l’amore è sempre amore, indipendentemente dalle forme che assume e la nascita di Zoe, loro figlia, ne è la dimostrazione più precisa.