L’ultimo post del 2016

Buongiorno a tutte e tutti!

Come di certo sapranno coloro che mi seguono da un po’, gli ultimi giorni dell’anno sono per me molto intensi perché li dedico a fare il punto circa quanto fatto nel corso dell’anno.

E’ stato un periodo intensissimo, ho dato il via a molte attività e spero di continuare così, il prossimo anno.

Con l’acquisizione del diploma di professionista, l’attività di counsellor ha preso il via ed ho curato con grande piacere un intero percorso, per un team di professioniste, dedicato a far luce attorno alle dinamiche  che animano il loro gruppo di lavoro. Nel 2017 curerò poi un progetto di parent training dedicato, invece, a genitori di bambin* con disabilità.

Anche nel 2017 proseguiranno le iniziative realizzate presso lo Spazio Co-Stanza, il coworking al femminile all’interno del quale faccio parte della rete di professionist* che si occupano di fornire un aiuto integrato a tutta la famiglia. Avvierò nuovamente il laboratorio di gruppo sulla genitorialità e le regole educative. Inoltre, partiranno nuovi percorsi questa volta dedicati in modo esplicito alle donne. Percorsi per recuperare un proprio modo autentico di sentire, per far luce sulle peculiarità del femminile anche attraverso la mediazione di libri e opere (eh… so che siete curiose ma non mi dirò di più..). Percorsi all’interno dei quali sia possibile anche parlare della violenza ed aiutare ogni partecipante a comprendere quanto essa sia frutto di relazioni educative (prima) ed affettive (poi) sbagliate, non orientate al rispetto di sé e dell’altr*. Anche nei nuovi gruppi avrò quindi modo di parlare dell’argomento per me più importante, la pedagogia di genere.

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Proprio in questo senso sono felice di comunicare a tutt* voi che, lo scorso weekend, ha avuto inizio il percorso di perfezionamento universitario, sotto la guida della Prof. Ulivieri, dal titolo “Femminicidio e violenza di genere“. Un ulteriore percorso di specializzazione per trovare nuove angolazioni visive, nuovi argomenti da declinare poi nell’attività di pedagogia e counselling che porto avanti quotidianamente.

Facendo un bilancio non posso che ritenermi (stanchissima ma) soddisfatta: la mia professione sta proseguendo e mi permette di lavorare sugli argomenti che più preferisco.

Come sempre l’attività di consulenza resta a tua disposizione: se credi di aver bisogno di me sai dove trovarmi.

Per il momento ringrazio ognun* di voi e vi do l’appuntamento ad anno nuovo!

un abbraccio!

Alessia

 

Dr.ssa Alessia Dulbecco

https://www.facebook.com/dr.ssaalessiadulbecco/?fref=ts

 

 

A tavola con Platone – Esercitazioni e giochi d’aula sulle differenze culturali,sessuali e di genere

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È un libro, ma anche una vera e propria raccolta di materiale su cui impostare un progetto formativo attorno a tre grandi nuclei concettuali: la violenza di genere, il linguaggio sessista e la cultura della diversità.

Secondo le autrici «è importante progettare interventi formativi che consentano di sviluppare quelle competenze sociali che sono indispensabili perché una persona sia in grado di esercitare il proprio diritto di cittadinanza e di riconoscere analogo diritto a tutte le altre persone» (p.13).

Gli interventi formativi progettati ruotano attorno alle esercitazioni e ai giochi d’aula. Negli adulti l’uso dei giochi apre nuovi canali percettivi e favorisce il problem solving, sono più coinvolgenti e danno alle persone la sensazione di aver contribuito attivamente alla realizzazione dell’attività, diventandone co-protagonist*.

Nell’apprendimento a scuola questa metodologia risulta ancor più adatta, soprattutto se si considera che gli interventi formativi hanno spesso una breve durata. Strutturati attraverso giochi ed esercitazioni, gli interventi si rendono più efficaci. L’impostazione risulta inoltre meno direttiva e contribuisce a differenziare l’intervento dei formator* da quello delle/degli insegnant*.

la prima sezione raccoglie i giochi che hanno la funzione di “rompere il ghiaccio”: sviluppano l’empatia, fanno riuflettere quanto le nostre azioni siano dipendenti dalle nostre abitudini e  dimostrano quanto sia semplice confondere fatti ed opinioni.

La seconda e la terza parte sono dedicate ad esplorare il terreno fatto  di stereotipi, pregiudizi e di discriminazioni legate al genere. i giochi fanno riflettere sulle implicazioni linguistiche (ad esempio nel contrasto delle professioni: molte di esse, declinate al femminile, rimandano ad un immaginario concettuale svilente per la donna), sui contenuti semantici delle parole.

La quarta sezione è dedicata alla violenza di genere: i giochi sono funzionali a promuovere la consapevolezza che la violenza di genere nasce e si esprime nella stragrande maggioranza dei casi all’interno di una relazione affettiva e si cerca di riflettere sui fattori socio-culturali che possono favorirla.

Gli stereotipi di genere vengono indagati anche nel capitolo successivo, ma questa volta nell’ambito dell’omosessualità: si analizzano i possibili pregiudizi che si possono nutrire nei confronti delle persone omosessuali o delle loro relazioni oltre che i vari stereotipi legati all’omosessualità.

il sesto capitolo è dedicato alle culture: si vuole smascherare la visione etnocentrica che spesso ci spinge ad agire e pensare e sui pregiudizi che spesso nutriamo nei confronti dell'”Altro”.

L’ultimo capitolo è quello dedicato a stimolare la capacità di entrare in empatia con l’altro e a favorire l’utilizzo del dialogo per il confronto e il superamento delle differenze.

I materiali sono fruibilissimi e tengono conto dei tempi che i formator* possono avere (molte attività si possono realizzare stando sotto la soglia dei 15 minuti, alcune possono arrivare ad impiegare anche un’ora di tempo). Rispetto al target, invece, ritengo che la maggior parte dei giochi sia pensata per un uso all’interno dell’ambiente scolastico (fascia di età: studenti delle scuole medie e superiori); pochi sono i giochi che ho trovato adatti anche ad un pubblico adulto.

In definitiva risulta essere un ottimo manuale, adatto a formator* ed educator*, dal quale attingere per impostare il proprio progetto formativo e per condurre, in definitiva, i partecipanti a riflettere sull’importanza del rispetto in qualsiasi relazione umana.