Di imperfezioni ed autenticità 

Uno degli elementi con cui mi capita di scontrarmi maggiormente, lavorando con le donne che si recano da me in studio, è proprio il tema della perfezione.

Madri che non si sentono in grado di gestire qualsiasi tipo di imprevisto o criticità dei propri figl*, donne che sentono di dover mantenere un certo livello di performance sul lavoro, pena la perdita del loro riconoscimento da parte dei colleghi. Donne che nella relazione di coppia non prevedono la possibilità che il partner le veda (anche) per ciò che sono o possono essere, a volte: fragili, insicure, non al top sul piano fisico.

Quello che osservo è che spesso si tratta di una  richiesta sociale a cui le donne aderiscono quasi inconsapevolmente e rispetto alla quale, però, fanno immensa fatica a distaccarsi. Come pensare possa essere diversamente, infatti: già a partire dalla nostra nascita siamo orientate a dare il massimo. Ci insegnano ad essere perfettamente operative e ‘responsive’ sotto qualsiasi aspetto (il piano fisico, quello scolastico, quello delle relazioni, quello delle attività extra scolastiche e così via…).

Liberarsi dal senso di performance è uno degli elementi su cui le donne mi chiedono, il più delle volte, di lavorare. Non ci sono ricette valevoli per tutte, ovviamente, ma uno degli esercizi che trovo più potenti rimane proprio quello di andare alla ricerca delle proprie imperfezioni provando a guardarle con occhi diversi: non come ciò che ci impedisce di essere amate o riconosciute dagli altri (“se fossi una buona madre..”, “se fossi più magra…”, “se sul lavoro non fossi così rigida…”) ma come aspetto che fanno di noi ciò che siamo, la nostra autenticità.

Anche su questi aspetti è incentrato il minicorso Donne in rinascita e, come avevo già accennato, la sua realizzazione è avvenuta proprio grazie al confronto con le tante donne che hanno lavorato con me. Un corso per chi ha poco tempo ma le necessità o la voglia di guardarsi diversamente. Ti accompagno – come scrive anche la mia fantastica super coach che ne ha parlato qui – per rimetterti in discussione. Per aiutarti a dirti tutto ciò che hai in sospeso e, quindi, a ripartire. È un corso veloce e ad un prezzo super (si tratta del mio primo corso online!): se fa al caso tuo ti consiglio di iscriverti 🙂

E tu, su quali aspetti senti di non voler più raggiungere la perfezione ma la felicità?

Scrivimi o lascia il tuo commento qui o sulla pagina fb! Ti aspetto!

 

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Regole educative ed educazione emotiva. Un corso per genitori, a Firenze

I motivi per cui i genitori si recano in consulenza sono spesso molto simili:

  • i bambini crescono e iniziano a stare con difficoltà dentro le regole
  • hanno bisogno di un confronto con un professionista per capire meglio quale condotta seguire quando emergono comportamenti problematici (ad esempio quando i piccoli non vogliono andare a scuola!)
  • si sono verificati episodi di scontro con i bambini e non sanno quale strategia adoperare per uscirne

 

Questi sono i tre problemi principali che fino ad oggi ho riscontrato nella mia pratica professionale.

E’ vero: ogni famiglia è un mondo a sé e non è possibile trovare soluzioni condivise, valide per tutti. Quello che so per certo, però, è che parlarne fa bene – confrontarsi anche di più! – e proprio in ragione del fatto che non esistono soluzioni preconfezionate il modo migliore di affrontare questi piccoli grandi problemi è discuterne, insieme.

Per questa ragione il 10 marzo 2017 partirà, presso i locali di Spazio Co-stanza, in via del ponte alle mosse 32-38r a Firenze, un nuovo corso dedicato ai genitori.

Si parlerà di regole (indispensabili per la crescita dei bambini!) ma soprattutto cercheremo di capire insieme cosa rappresentano per i genitori. Dietro al modo di intendere le regole (sono un modo per mettersi al riparo da scontri e conflitti? o sono il modo per dimostrare agli altri di essere autorevoli? o rappresentano il modo per mantenere un controllo sulla crescita dei figli?…) si nasconde un proprio, personale, stile genitoriale. Bisogna conoscerlo, interrogarsi sul genitore che siamo, comprendere come intendiamo emozioni e conflitti per capire se il modo in cui impartiamo le regole è appropriato, oppure no. In educazione

Regole, stili genitoriali, emozioni e relazioni educative: di questo e altro parleremo in questo ciclo di 5 incontri che si terranno venerdì 10 -17-24-31 marzo e il  7 aprile, dalle 18 alle 19.30.

Uno spazio dedicato ai genitori: per riflettere, per conoscere/si, per confrontarsi.

 

Vi aspettiamo!

dr.ssa Alessia Dulbecco

 

(per info e contatti potete scrivere a me o a spazio Co-stanza,www.spaziocostanza.it)

Parliamo di educazione emotiva…e quelle emozioni che i genitori non dicono.

Rabbia, paura, felicità, tristezza: sono emozioni che proviamo tutti/e, nessuno escluso.

Quando però mi confronto coi genitori emerge spesso il fatto che essi cerchino, per il bene dei più piccoli, di ometterne qualcuna. Così cercano di mascherare la tristezza per la malattia di un parente, o la rabbia per quell’ingiustizia subìta sul posto di lavoro.

Il problema è che  i bambini sono sensibilissimi alle emozioni, ancora di più rispetto a quelle che vengono taciute o storpiate!

Ometterle non significherà quindi non trasmetterle: probabilmente,  i bambini coglieranno qualcosa di distorto e inizieranno – passo dopo passo – a capire che alcune emozioni sono degne di essere espresse, altre meno (o per nulla).

Per questo, secondo me, è fondamentale che i genitori conoscano alcuni principi dell’educazione emotiva: essa insegna a conoscere le emozioni, comprendendo quale impatto esse abbiano nella nostra vita (alfabetizzazione emotiva) e trasmetterle. Non ci sono emozioni di serie A e di serie B: tutte devono trovare margine di espressione se vogliamo vivere bene.

Per poter trasmettere ai figli un modo sano di accostarsi alle emozioni è necessario che i genitori siano anzitutto preparati a conoscerle per trovare poi il modo migliore per coinvolgere i piccoli.

Se il tema delle emozioni ti sta a cuore e vuoi capirne di più, se sei intenzionata/o a riflettere sul modo in cui le manifesti o sul peso che dai loro, il corso in partenza presso Spazio Co-stanza  fa per te!

Un percorso dedicato ai genitori, per riflettere sul peso che le emozioni hanno all’interno della relazione educativa. Se sei interessato al percorso scrivimi, oppure contatta Spazio Co-stanza (www.facebook.com/spaziocostanza/?fref=ts).

…Ti aspetto!!

Dr.ssa Alessia Dulbecco

 

Il tempo coi nostri figli e le regole: qualità versus quantità

Quanto tempo trascorriamo mediamente coi nostri figli/e?

ho fatto questa domanda ad alcune famiglie: amici stretti e conoscenti, colleghi di lavoro e utenti che seguono i miei percorsi. Età diverse, città diverse. La risposta è la stessa. POCHISSIMO.

Mediamente, la mattina trascorre al lavoro (per i grandi)  o a scuola/asilo/nido per i piccoli. Poi ci sono le attività pomeridiane (per i piccoli) e quelle “autentiche scocciature” (spesa/posta/banca/medico/bollette… ma potrei continuare) per i grandi.

Il tempo che resta a disposizione non sarebbe nemmeno poco, se ci pensiamo: intere serate, weekend, periodi di festa…. ma c’è un problema: non è di qualità.

Parlando con le coppie che si recano da me in consulenza mi trovo spesso a condividere con loro alcune riflessioni sul tempo che corre: siamo così presi dal senso del dovere e delle regole che spesso il tempo che trascorriamo coi piccoli è funzionale solo a dire loro cosa devono/non devono fare. Spesso ci arrabbiamo, e questo ci fa perdere altro tempo che invece potrebbe esser speso in modo costruttivo (…per citare Einstein)

ogni minuto che passi arrabbiato perdi 60 secondi di felicitò.

Le regole, i divieti, i no sono l’argomento che imprigiona la maggior parte delle famiglie con cui lavoro e limita il  loro tempo.

Certo, le regole per i bambini sono fondamentali, ma si rischia di cadere in questo loop

-spesso se ne danno troppe

-questo perché, a volte, diventano uno strumento ( per i genitori) per contenere le loro ansie

-in questo modo, quello che ne deriva è che perdono totalmente il loro potenziale.

Non c’è nulla di più pericolo di regole prive di valore, perché esse portano ad ottenere l’esatto contrario: i bambini ne colgono la vaghezza, l’inutilità e finiranno  – non solo – per non rispettarle ma anche per non riconoscere più quelle importanti dalla marea di regoline e divieti che cadranno a pioggia su di loro.

Se anche per te il tema delle regole è faticoso e ingestibile, presso Spazio Co-stanza, in via del ponte alle mosse 32-38 a Firenze, sta per partire un corso proprio per imparare a definirle, impartirle e mantenerle.. ma non solo! L’obiettivo sarà anche quello di capire cosa rappresentano per te, mamma o babbo, e capire quindi come le utilizzi all’interno della relazione educativa.

Che aspetti a prenotarti?? ..ti aspetto!!

Per qualsiasi informazione scrivimi o consulta la pagina  https://www.facebook.com/dr.ssaalessiadulbecco/

Oppure quella di spazio Co-stanza: www.facebook.com/spaziocostanza/?fref=ts

 

Porre limiti ai propri figli attraverso l’ascolto e il rispetto

Credo sia giusto non interrompere mai le buone abitudini. Uno dei motivi per cui ho voluto aprire questo blog, ormai più di un anno fa, è per divulgare e difendere i contenuti pedagogici.

Una delle attività che ho sempre preferito, a riguardo, consiste nel recensire i libri che affrontano temi che mi stanno particolarmente a cuore nella pratica professionale. Libri mai scontati, non i “grandi classici”

Credo sia giusto quindi cominciare questo nuovo anno nel solco del precedente!

Il libro che ho scelto di leggere e di commentare per voi è un manualetto edito da una casa editrice toscana, Terra Nuova Edizioni, scritto da Catherine Dumonteil-Kremer. L’ho acquistato diversi mesi fa proprio ad un evento nel quale si è fatto luce sulle attuali correnti che animano il mondo scolastico, curato dalla casa editrice medesima.

Il libro mi ha incuriosito a partire dal titolo: STOP! Porre limiti ai propri figli attraverso l’ascolto e il rispetto. Affronta, cioè, uno di quegli argomenti intorno al quale, in consulenza, le famiglie mi chiedono di essere portati a riflettere.

Il volume è scritto da una educatrice montessoriana e si apre con un’introduzione di Micaela Mecocci, anch’essa professionista formatasi all’interno dell’approccio montessoriano.

Il libro è molto semplice, non fornisce soluzioni ma solo suggerimenti attorno a quegli aspetti che, se non presi adeguatamente in considerazione, possono rischiare di mandare “in frantumi” la serenità familiare.

Per affrontare il tema delle regole l’autrice parte dalla necessità, per i genitori, di vedere e ri-vedere le stesse distinguendole in gruppi diversi: quelle non negoziabili, quelle negoziabili e poi i valori che, per il nucleo, possono essere alla base delle loro modalità educative e di vita (i valori possono cambiare da famiglia a famiglia).

In sostanza, la prima “regola per dare regole” consiste proprio nella capacità dei genitori di fare chiarezza ed ascoltarsi. L’ascolto poi diventa il filo conduttore di ogni scambio comunicativo con i bambin*.  L’autrice smonta il concetto di capriccio e anche quello di premi&punizioni: secondo la logica montessoriana, infatti, un bambin* non deve agire per ottenere il consenso altrui ma deve essere messo nella condizione di esprimersi (e, spesso, i capricci non sono altro che un’espressione di un bisogno che non si sa comunicare – o si comunica più facilmente – in altro modo)e scegliere per il proprio benessere.

Attraverso l’ascolto e la condivisione dei punti di vista è possibile costruire un approccio autorevole ma non autoritario che metta il bambin* nella condizione di imparare ad esprimersi, a fare richieste, senza sentirsi necessariamente castrato o svalutato. L’obiettivo delle regole infatti non è quello di produrre futuri uomini e donne capaci di “stare nei ranghi” ma, proprio al contrario, esseri pensanti e ben in ascolto di se stessi.

Condivido l’approccio del volume (pur non essendo io di formazione montessoriana) e credo abbia dalla sua una serie di vantaggi: è molto breve, si legge facilmente, è semplice e fornisce ai genitori – unico vero target – una serie di stimoli atti a farli riflettere su di sé e sulle loro modalità di educazione e gestione dei bambin*.

Si tratta di un libro che riutilizzerò sicuramente all’interno deli miei corsi sulla genitorialità o durante le consulenze perché offre spunti interessanti attorno ai quali avviare un riflessione condivisa.

Il tema delle regole e della genitorialità consapevole risulta essere uno di quelli maggiormente “caldi”: molti sono i genitori che richiedono consulenze in questo senso. Credo, oggi, ci sia una nuova sensibilità attorno all’argomento. Si sta finalmente mettendo da parte quell’idea (stereotipo) secondo la quale essere genitori è la cosa più naturale del mondo. La genitorialità oggi è riflessiva, ha bisogno di spazi e confronto e ttto ciò è indispensabile per non produrre enormi danni ai bambin* in crescita.

Se anche tu credi di aver bisogno di un confronto in questo senso resto, come sempre, a tua disposizione!

Dr.ssa Alessia Dulbecco

https://www.facebook.com/dr.ssaalessiadulbecco/?fref=ts

Educare alla felicità

Buongiorno a tutt*!

E’  da un po’ che non aggiorno il blog ma gli ultimi mesi sono stati particolarmente intensi e il tempo di scrivere si è volatilizzato.

Nelle ultime settimane, anche girando in rete (vi ricordo che la mia pagina https://www.facebook.com/dr.ssaalessiadulbecco/?fref=ts viene aggiornata con più frequenza, perciò vi invito a seguirmi se vi fa piacere) mi sono imbattuta in molti articoli dedicati alla genitorialità che, come forse alcun* sapranno, è un tema a cui mi dedico con grande interesse lavorando sia coi bambini sia con le loro famiglie.

In uno di questi articoli si fornivano consigli ai genitori allo scopo di crescere bambin* felici. Ciò che veniva sottolineato era, in pratica, la tendenza a far crescere bambin* compiacenti o giudiziosi (impartendo, quindi, un’educazione orientata al£far bene”, a prendere bei voti etc..) ma mai un’educazione che prevedesse per i piccol* la strada della felicità.

Leggere questo articolo mi ha fatto tornare alla mente una foto, trovata in rete e salvata un bel po’ di tempo fa.

 

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Propone un elenco di cose importanti che vorrei riprendere qui con voi e magari approfondire.

  • Parlare con il cuore

Nella mia attività mi ritrovo spesso a confrontarmi con genitori che non riescono a dire “ti voglio bene” (“che c’entra – mi ha detto tempo fa un babbo – mio figlio sa che tutto quello che faccio lo faccio per lui..se non gli volessi bene non lo farei. Che gliene voglio è sottinteso!”). Si tratta di una difficoltà derivante dal parlare liberamente di emozioni, cosa che la nostra società tende molto ad inibire, soprattutto per quanto riguarda i ruoli maschili.

Parlare con il cuore richiede fatica, uno sforzo e un cambiamento volto ad acquisire nuove capacità..ma ripaga altamente.

  • Scusarsi

Spesso i genitori credono di non doverlo fare mai, per paura di perdere la propria autorità.

Quello che cerco di fare come professionista, quando i genitori si rivolgono a me, è aiutarli a cambiare modello passando dall’autorità all’autorevolezza. Se si è autorevoli ci si può permettere il “lusso” di chiedere scusa senza timori. Per i genitori significa essenzialmente fare i conti con le proprie debolezze ed imparare a porvi rimedio non facendo finta che sia successo, ma proprio al contrario dichiarando di aver sbagliato. Sarà, per i figl*, un’ottima palestra per imparare che sbagliare è normale e gli errori vanno ammessi, scusandosi.

  • Raccontare, non spiegare!

Quando le situazioni me lo consentono cerco di ascoltare i discorsi tra genitori e figl*. Spesso mi capita di notare una sorta di abuso della parola “spiegami” che, manco a dirlo, compare quasi esclusivamente nelle parole dei grandi.”spiegami perché ti sei comportato così…”, “che bel disegno: me lo spieghi?” ..questi sono alcuni dei tanti esempi che potrei riportare.

Spiegare, letteralmente, vuol dire togliere le pieghe, appianare un tessuto…ma se per i capi può essere un gesto adeguato credo mal si adatti alle parole delle persone. E’ proprio nelle pieghe infatti che possiamo trovare il senso autentico dei discorsi, comprese anche tutte quelle piccole grandi cose che le parole, da sole, non riescono a descrivere. Perché quindi non sostituire “spiegami” con “raccontami”. Raccontare da spazio alla persona e alle sue esperienze, crea spazio per parlare di sé, crea relazione.

Questi sono, per me, i tre tasselli di base per una comunicazione empatica, autentica, in grado di educare alla felicità. E per voi? Se vi va di farmelo sapere scrivetemi!

Dott.ssa Alessia Dulbecco

 

(foto: web)

 

Strumenti operativi per l’educazione sulle tematiche di genere

Se seguite il blog e avete letto l’articolo della scorsa settimana saprete che è stato dedicato completamente a raccontarvi, dal mio punto di vista di pedagogista e counsellor, il grande evento che si è tenuto a Bologna sui temi dell’educazione di genere. Si è trattato del terzo evento promosso da Scosse, organizzazione di Roma, ed ha raccolto più di mille adesioni tra educatori/trici, insegnan*, formatrici/tori, personale di associazioni, centri antiviolenza, scuole e centri educativi. Lo scopo è stato quelli di fare il punto circa gli ultimi sviluppi attorno all’argomento e, ovviamente, raccogliere buone prassi per introdurle nei percorsi formativi ed educativi dedicati alle nuove generazioni.

Se nell’ultimo articolo vi ho quindi parlato dei seminari a cui ho assistito, dei workshop a cui ho partecipato, questa volta vorrei che il focus  fosse centrato sugli strumenti operativi impiegabili non solo all’interno dei contesti descritti (associazioni, centri antiviolenza, scuole..) ma pensando anche a chi, come me, ha uno studio e vuole introdurre questi temi nella propria pratica professionale.

Uno dei motivi per cui vale la pena partecipare a questi grandi meeting, infatti, è la presenza di moltissimi stand di case editrici, librerie specializzate, associazioni che su queste tematiche lavorano e mettono a punto nuovi strumenti di lavoro.

Una di queste è la libreria  LIBRE, libri d’infanzia della bassa reggiana, che realizza volumi e giochi allo scopo di combattere gli stereotipi (in particolare quelli di genere, ma non solo…).

E’ così che ho comprato un paio di materiali.

Il primo è il libro che vedete in foto. Né questo né quello è il titolo di questo libro illustrato che gioca sull’ambiguità di alcune immagini per raccontare, pagina dopo pagina, che certe azioni possono essere compiute da chiunque, uomini o donne, indipendentemente da come siamo abituati a pensare o credere..

Un volume semplice che si presta però a più livelli di lettura e che pertanto può essere impiegato con fasce d’età differenti. Valido strumento all’interno di un laboratorio di lettura ma non solo: esso può fornire degli spunti per giocare coi bambin* trovando insieme nuovi contesti in cui applicare uno sguardo di genere, libero da stereotipi.

Nel prossimo articolo, invece, vi racconterò di un altro strumento…Il titolo? Fatus, storie infinite…

Se siete curios* vi consiglio di seguirmi 🙂

nel frattempo vi lascio il link della mia pagina facebook, per chiunque voglia interagire con me!

https://www.facebook.com/dr.ssaalessiadulbecco/?ref=ts&fref=ts

Dott.ssa Alessia Dulbecco

L’educazione e la speranza

Quello appena trascorso è stato un ottimo weekend e mi piace molto l’idea di cominciare una settimana raccontandovi come ho trascorso gli ultimi due giorni di – più o meno! – relax. Credo che siano le occasioni di riposo, di svago, di condivisione a darci le occasioni per ricaricarci, a maggior ragione se si svolge un lavoro impegnativo, fatto di progettualità e di incontri altamente significativi con l’altr*.

Così, se la domenica è trascorsa ammirando le bellezze della mia bella Toscana, degustando e scherzando con amiche (che, poi, sono anche colleghe), il sabato è stato dedicato alla formazione. Un’occasione particolare, a Vaiano, per parlare di un’ “Altra Scuola”. Una scuola attenta alle esigenze dei bambin*, capace di porsi da un’angolazione differente (ma per davvero, non solo per esigenze ministeriali che – sappiamo – introducono tanti cambiamenti..salvo poi fermarsi alla teoria).

Moltissimi seminari, tutti dedicati a temi innovativi (home schooling, scuole parentali, la realizzazione di asili nel bosco…). Io ho scelto di focalizzarmi sull’Osservazione del bambino nell’approccio montessoriano. Un tema interessante, due relatrici che lavorano da Anni all’interno dell’Opera Nazionale Montessori, formate e molto preparate.

Ci sono state molte attività pratiche che ho gradito molto e tanti momenti di scambio col gruppo. Di tutta la giornata, però, porto via soprattutto un pensiero che una delle formatrici ci ha riportato. Si tratta di una considerazione propria di Maria Montessori la quale sottolinea come l’ambiente definisca le persone. Se un bambino cresce in un contesto di amore, di riconoscimento sarà necessariamente foriero di pace. Questo pensiero ha una rilevanza assoluta in questo periodo particolarmente complesso a livello sociale. Mi chiedo quanti bambin* vivano in contesti di odio – e penso chiaramente alla guerra, a coloro che sono costretti a lasciare tutto per una vita incerta in un’altra zona, ai tanti bambin* che assistono a violenza domestica per non pensare a coloro che la subiscono… – e a come sarà il loro ingresso sociale una volta adulti. Non potranno essere forieri di pace, se hanno vissuto nell’odio. Penso all’importanza dell’educazione, della ri-educazione, e alla necessità di sviluppare nuovi modelli inclusivi. Penso, in sostanza, alla bellezza e alla profondità del mio lavoro; a quanto sia complesso stare accanto alle persone, alla necessità di osservare (e su questo il metodo Montessori ha stabilito le fondamenta) senza giudicare. Penso anche al valore ultimo della Pedagogia che è poi la speranza e la fiducia nella possibilità di creare un  ambiente nuovo..questa volta autenticamente foriero di pace.

 

Non solo mamma: una festa, mille riflessioni.

Sono passati secoli dall’ultimo articolo scritto per il blog.
Non che in quest’ultimo periodo non mi sia fatta sentire, semplicemente, per motivi di tempo,  ho preferito altri sistemi comunicativi – come i post sulla pagina di Facebook – più rapidi ed essenziali. È stato un periodo intenso: tante belle novità sotto il profilo professionale, una nuova collaborazione avviata in un ambito che per me resta importantissimo, quello dei cav, i centri antiviolenza. Da circa un mese collaboro infatti con La Nara, cav pratese, e sono davvero felice di quest’opportunità grazie alla quale posso crescere e sperimentarmi come professionista che si occupa di tematiche di genere.

Oggi ho deciso di riprendere il blog (spero di ritornare ad avere la costanza di un tempo) per parlarvi di una bella iniziativa che si è tenuta ieri allo spazio Co-stanza, il coworking che strizza l’occhio al sociale, col quale sono ultra felice di collaborare e di avere un mio spazio personale entro il quale ricevere i miei utenti.

Ieri, dicevo, si è svolto un bell’evento dedicato alle mamme. Le coordinatrici del progetto, Anna Maria e Michela, hanno deciso di dare all’argomento un taglio decisamente in linea con lo stile dell’associazione. Si è parlato di maternità come motore sociale, delle opportunità che sa svelare, del processo di cambiamento che attiva prima a livello personale, poi duale (quella che prima era una coppia si ‘assesta’  sotto una nuova luce, quella della famiglia) 

È intervenuta la consigliera per le pari opportunità, Maria Grazia Maestrelli, ricordando come ancora oggi la situazione per una donna che dichiara la propria maternità in azienda sia potenzialmente pericolosa (per la carriera o anche solo per la stabilità professionale).


Ha svolto un delicato intervento la Dr.ssa  Ghizzani, che si è concentrata sui cambiamenti corporei che possono limitare nelle fasi iniziali la sessualità femminile e, soprattutto, ha sottolineato quelli che possono essere problematiche pscicologiche che possono subentrare successivamente alle questioni fisiche/ fisiologiche e che possono produrre un serio problema, attorno al quale la nuova famiglia è chiamata a riflettere e pensarsi.

In linea con questo intervento si è collocato anche quell della Dr.ssa Duni, psicologa e psicoterapeuta, che si è concentrata sui cambiamenti familiari e sul fatto che la maternità produce l’acquisizione di quelle soft skills così importanti per la vita sociale e professionale contemporanea (capacità empatiche, di mediazione, di gestione del tempo etc..)

L’intervento che ho trovato più in linea con il mio modo di vedere la questione è stato quello di Lorenza Godani, autrice del seguitissima blog fiorentino Firenze Formato Famiglia e della sua collega e  amica Laura.


Laura ha raccontato la sua esperienza: si è ritrovata infatti a passare da responsabile di un’azienda a disoccupata, di punto in bianco e, quel che è peggio, superati i quaranta. Lorenza ha raccontato la sua vita, fatta di quattro figli, due lavori, un blog. Entrambe hanno condiviso con tutto l’uditorio due aspetti essenziali, che anche dal mio punto di vista sono fondamentali e un ottimo spunto di riflessione:

l’importanza del cambiamento: se l’azienda non avesse fallito – chi ha confidato Laura – probabilmente non avrebbe scoperto delle risorse, un potenziale, che era già lì, un po’ impolverato e arrugginito da una vita fatta di routine e scansione ottimale del tempo.

l’importanza delle relazioni, soprattutto al femminile:per Lorenza la bussola – metafora interessante soprattutto perché ho scoperto di condividere con lei lo stesso problema legato allo scarso senso dell’orientamento ! – indispensabile per non perdersi in un mare di impegni, doppi e tripli  lavori, famiglia e figl*, è costituita proprio dalle relazioni, soprattutto al femminile. La blogger di FFF ha usato un’espressione bellissima, quella di sorellanza. Noi donne sappiamo sorreggerci, quando c’è bisogno!

la necessità di (ri)pulire le nostre amicizie: se si ha una vita impegnata, fare ordine diventa un processo essenziale. Lorenza ha imparato a fare a meno di ‘recitare il ruolo di chi gioca a fare la signora’. Ciò significa intrattenere relazioni con persone che ci arricchiscono, evitare di perdere tempo con dialoghi inutili o forieri  di falsità.

Credo che siano tre belle riflessioni a metà strada tra il Counseling e la Pedagogia. La maternità, il ripensare il ruolo femminile implica un processo di crescita che passa necessariamente da queste tre tappe. È una sorta di rieducazione ai rapporti.

Ho apprezzato molto il tono del dibatto e spero possa esserci presto l’occasione di riproporre un alto incontro, magari partendo proprio dalle riflessioni scaturite da questo!

 

A vent’anni dalla legge 66/96

Non so cosa avrei immaginato di ascoltare al convegno organizzato da Artemisia lo scorso lunedì, 15 febbraio, a Firenze. Come chiarito dal titolo, ogni intervento si è prefisso lo scopo di indagare l’impatto che il nostro sistema giudiziario ha rispetto alla cura e all’accoglienza di donne e minori che hanno subito una violenza sessuale.

Già, perché in Italia, fino al ’96, essa non era considerata un reato contro la persona. Come a dire che della vittima importava poco. L’unica cosa che si andava ad indagare e  punire era l’impatto della violenza rispetto alla morale pubblica.

A distanza di vent’anni dall’introduzione di questa legge ci ritroviamo ancora in una realtà drammatica. Come hanno illustrato bene i relatori -la Dr.ssa Barni della Regione Toscana, la Dr.ssa Gloria Soavi del Cismai, Titti Carrano, Presidente della rete nazionale dei Cav – oggi si conoscono molti elementi importanti, ad esempio i danni che l’impatto con una violenza di tipo sessuale produce sul Sistema Nervoso Centrale (una sorta di disabilità permanente), sa – attraverso gli studi criminologici sui cosiddetti sex offender – che i predatori sessuali scelgono con cura le proprie vittime selezionando solo quelle vulnerabili (per motivi sociali, economici, personali…), si dispone di tutti gli elementi per poter favorire una presa in carico migliore ma…sta di fatto che tutto ciò non si verifica. In particolare le relatrici hanno posto l’attenzione sulla cultura dello stupro: si delegittimizza la vittima, si sottovaluta il problema si legittima la violenza attraverso una serie di azioni – dirette ed indirette – come ad esempio gli schemi di narrazione usati dai media o in sede  processuale.

Entrando poi nel dettaglio, gli altr* relator* presenti hanno focalizzato l’attenzione su due elementi: la vittima- donna e la vittima- minore.

Rispetto alle donne ancora molto c’è da fare rispetto al gratuito patrocinio (pratica svilita dallo stesso impianto Statale, come a dire che chi sceglie questo canale parte già svantaggiato) e la procedibilità (spesso le donne non sono messe a conoscenza del fatto che vi è la possibilità di usufruire di un tempo più dilatato – sei mesi – per decidere se denunciare).

Rispetto ai bambin* dobbiamo anzitutto ricordare che loro possono essere al centro di tre sistemi giudiziari. Il tribunale, di solito, sospende la terapia a cui il minore ha diritto prima del contatto con il CTU. Ciò significa che il bambin* si troverà a dover affrontare tutto da sol*.

Un ringraziamento particolare, in conclusione, mi sento di esprimere alla Avvocata Paola Di Nicola (autrice del volume Sul pregiudizio di genere in magistratura) poiché ha rimarcato la necessità di un’attenzione quotidiana e pubblica sugli interventi dell’autorità giudiziaria su questi temi. L’avvocata ha inoltre rimarcato un altro fatto importante: il pregiudizio è l’unica chiave di lettura di questo fenomeno sociale. La legge – a volte distorta, a volte limitata – ne è quindi una conseguenza. Per questo per  fare in modo che le cose cambino serve un adeguato cambio di prospettiva: è questo l’unico appiglio per cambiare una società ancora – troppo! – permeata da pregiudizi verso le donne e la loro (nostra) libertà.12596070_10207602724179735_1981148590_n