Di cosa avete paura?

A chi ha partecipato al convegno organizzato il mese scorso a Milano, Difendere la famiglia per difendere la comunità,

a chi crede che l’amore possa essere di serie A o di serie B,

a chi ogni giorno pensa, scrive, dice qualche frase sessista ed omofoba,

a chi passa le giornate a commentare su facebook notizie e fatti di cronaca con affermazioni violente e omofobe,

a chi si indigna per un bacio scambiato tra persone dello stesso sesso,

a chi passa dall’indignazione ai fatti e, nascondendosi dietro passamontagna, cappellini e bandane compie veri e propri raid nei confronti delle persone omosessuali,

a chi “ah sì sì, io i gay li rispetto ma proprio non capisco questa battaglia per potersi sposare”,

e, per finire, ai miei preferiti: quelli de “ho tantissssssssimi amici gay, però….

A tutti loro dedico queste parole bellissime, di Cristina Obber (qui l’articolo apparso su la 27esima ora). Un messaggio sincero, leggero – leggerezza che, come diceva Italo Calvino, non è mai superficialità – e semplice. Perché credo ci sia bisogno di semplicità per parlare di amore. Non di inutili convegni.

La mia famiglia è composta da me, mio marito, due figlie e un figlio.

E’ il mio nido; si viene, si va, e lì si ritorna.

Vorrei che per tutti la famiglia fosse un luogo così, un luogo di condivisone e rispetto. Mi piace la mia famiglia, e non ho paura.

Non ho paura di famiglie più grandi o più piccole delle mie, non ho paura di famiglie con figli unici, o senza figli, non ho paura di famiglie con un solo genitore o dove ci sono due mamme o due papà.

Non ho paura dell’amore degli altri, perché l’amore degli altri non mi deruba, mi nutre.

Credo sia faticoso vivere con la paura che l’amore degli altri sia una minaccia, che ti possa togliere l’aria, ferire, che strappi qualcosa di te.

Deve essere triste sentirsi in pericolo per amore.

La prima volta che ho messo piede su una spiaggia ero già grande, avevo 13 anni e nessuna confidenza con il mare. Ne avevo paura perché non lo conoscevo.

Negli anni a seguire mi è sempre piaciuto contemplarne la bellezza, ma ci entravo con apprensione, mai sola, e senza allontanarmi troppo dalla riva o dalla barca. Poi un giorno, a 40 anni, mi sono detta che lo amavo troppo e non potevo viverlo a metà.

Così mi sono iscritta ad un corso di nuoto in una vasca di acqua calda per bambini, e un anno dopo ho nuotato nella vasca degli adulti, e l’anno seguente ho preso il brevetto di Apnea e mi piaceva andare giù, in quel nuovo silenzio. Oggi non sono una sirena ma quella paura si è trasformata in un lieve timore che a tratti scompare, e mi sento più viva perché avere paura della natura era innaturale.

Per questo vorrei che nessuno avesse paura di una cosa naturale come l’amore.

Di amare non si decide, accade. L’ho scritto in L’altra parte di me, perché è così che ci si innamora; lo si sente nei fremiti del primo bacio tra Giulia e Francesca, le “mie” adolescenti; lo si respira negli sguardi di Ingrid e Lorenza nel film Lei disse sì,  lo si ritrova tra le righe in cui Rosaria nel suo libro racconta la scelta, con Chiara, di diventare mamme.

E’ una coincidenza ma queste tre storie potrebbero essere l’una il proseguo dell’altra.

Giulia e Francesca si conoscono a 16 anni e chiudono il libro al primo anno di università.

Ingrid e Lorenza si sposano, Rosaria e Chiara diventano mamme.

Sono storie che raccontano che anche persone dello stesso sesso si possono incontrare, innamorare, possono desiderare di svegliarsi e addormentarsi insieme, di condividere la vita, possono sperare di avere un figlio, una figlia, possono riuscirci. Non è dall’amore che mi voglio difendere.

La mia famiglia è composta da me, mio marito, due figlie e un figlio ma ci sono altre famiglie, e ciò che fa di un nucleo di persone una famiglia è la condivisione di un progetto di vita e di amore, è la costruzione di un nuovo nido. Nient’altro.

Di che cosa avete paura?

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