La formazione del pedagogista: i libri che strutturano una professione

Ho pensato di pubblicare alcuni articoli del blog su un tema che mi sta molto a cuore:

quali libri possono contribuire a formare il pedagogista, a seconda dei vari contesti in cui può esplicitarsi la sua professione?

Il primo “contesto” dal quale vorrei partire è quello che maggiormente mi caratterizza professionalmente. Come forse saprete, uno degli ambiti in cui ho scelto di declinare la professione pedagogica è quello relativo agli studi di genere e alla violenza di genere. Mi sono ritrovata a dovermi ritagliare uno spazio all’interno di un contesto professionale spesso caratterizzato dalla presenza di altre figure (in primis psicologi/e e assistenti sociali) per poter dare dignità al ruolo della pedagogista, sia nell’ambito delle consulenze sia in quello di studio e riflessione su questi argomenti.

Cominciamo ora una breve rassegna di libri che mi sento di consigliare a tutti i colleghi/e che decidano di collocarsi professionalmente in questo ambito.

L’elenco ovviamente non ha la pretesa di essere esaustivo ed è in costante aggiornamento. Cominciamo?

Le basi

Come prima cosa segnalo i volumi che costituiscono a mio giudizio una solida base da cui partire per cominciare a inquadrare il fenomeno.

Si tratta di un libro datato (la prima pubblicazione è del 2000) e di volta in volta rinnovato. Affronta in maniera approfondita il tema della violenza di genere e rappresenta un buon strumento per chi vuole formarsi professionalmente.

Un testo che contiene più voci, appunto, proprio perché scritto da professioniste provenienti da ambiti diversi. A mio parere il punto di forza è la capacità di problematizzare le competenze che le professionalità educative devono acquisire per lavorare a fianco delle donne (e dei loro figli/e) che hanno subito violenza.

Un altro volume indispensabile per comprendere i meccanismi che legittimano e definiscono la violenza.

Un altro utile strumento di lavoro, pensato per chi vuole avvicinarsi alle tematiche inerenti la violenza di genere mappando il linguaggio che la contraddistingue.

A mio giudizio un altro testo indispensabile che illustra come il nostro lessico contribuisca a mantenere e creare una cultura sessista, xenofoba e razzista.

Il tema del corpo

Due libri, entrambi a cura della Prof. Ulivieri, ordinaria di pedagogia generale e sociale all’Università di Firenze. Entrambi hanno lo scopo di individuare i fattori sociali, educativi e culturali che portano a considerare il corpo femminile come oggetto, pertanto come elemento disponibile alla violenza maschile.

Un altro testo significativo di una scrittrice britannica sulla mercificazione del corpo femminile nella sessualità, nel capitale di genere, nel lavoro domestico.

Educazione e stereotipi

Due testi, scritti a distanza di quasi 40 anni. Nel primo, l’autrice indagava i condizionamenti culturali che definivano la disparità di trattamento tra maschi e femmine. E negli anni 2000, cosa è cambiato?

Un altro volume importantissimo, una ricerca finalizzata ad individuare il sessismo che si nasconde (nemmeno troppo, mi verrebbe da dire) nei libri di testo in particolare delle elementari.

Un altro volume significativo, che indaga sulla discriminazione di genere e su quella anagrafica.

I progetti educativi

Due libri interessanti, per lavorare in chiave educativa sulla violenza di genere e sulla sua prevenzione.

Un altro testo utile per decifrare il linguaggio televisivo ed osservarlo così in maniera critica. Contiene anche esercizi da utilizzare con ragazzi/e e adulti/e allo scopo di riflettere meglio sulle modalità televisive e comunicative che legittimano certe modalità di intendere il ruolo femminile.

L’attenzione ai media

Senza i lavori della Zanardo sul ruolo dei media nella legittimazione della violenza di genere, molti movimenti forse non sarebbero nati e non avrebbero acquisito quella valenza che oggi hanno. Due testi che non si possono non conoscere. Il secondo contiene alcuni “esercizi” pratici ricavati dallo strumento “nuovi occhi per la tv” realizzato dalla stessa Zanardo e portato nelle scuole, per riflettere criticamente sulle immagini televisive e sull’immaginario che veicolano.

Un altro testo divulgativo, semplice nella lettura ma dai contenuti profondi. Un saggio per capire perché l’Italia dei primi anni 2000 (ma anche di oggi) offende le donne.

I contenuti giuridici

Due testi importanti, uno (quello di Sorgato) più divulgativo, l’altro più tecnico, per capire cosa prevede la legge di fronte al reato della violenza domestica, ma non solo.

Un volume completamente dedicato allo stalking. Le caratteristiche di personalità di chi lo agisce, alcune testimonianze, il punto di vista legale.

Il punto di vista maschile

Cento aforismi con cui l’autore si pone domande sull’universo maschile e sulla confusione che oggi lo caratterizza in termini identitari.

un testo importante, quello di Gasparrini, per capire come educare gli uomini a “disertare il patriarcato”.

Una storia, un romanzo. Perché anche i romanzi possono fornire importanti spunti alla propria formazione personale. La vicenda di un uomo violento e il racconto del suo cammino per riconoscerla e porvi rimedio.

Un altro testo significativo, dello stesso autore, in cui si affronta il processo di cambiamento dell’uomo maltrattante nella sua dimensione psicologica ed educativa.

Testimonianze

Due volumi diversi ma interessanti. Quello di Brilli e Guidieri contiene alcune interviste a donne che hanno vissuto sulla loro pelle la violenza domestica.

Quello di Olga Ricci racconta, sotto pseudonimo, la vicenda personale di una donna che ha dovuto subire pesanti molestie sul luogo di lavoro. Un argomento di cui ancora poco si discute all’interno del macro contenitore della violenza di genere.

Violenza assistita e orfani speciali

Forse l’aspetto più odioso di tutta la violenza di genere.

La ricerca di Baldry che ha permesso per la prima volta di guardare da vicino nella vita dei cosiddetti “orfani speciali”, coloro che rimangono orfani perché il proprio padre ha ucciso la madre.

Il tema della violenza assistita, in tutte le sue ripercussioni sociali, psicologiche ed educative.

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Lo sguardo pedagogico e gli “errori” dei genitori

fonte pixabay

Pochi giorni fa mi sono imbattuta in un articolo interessante. Parlava dell’essere genitori e degli sbagli che  essi commettono, spesso completamente in buona fede.

L’autore cita trenta comportamenti che madri e padri dovrebbero considerare per evitare di interferire negativamente nella crescita dei propri figli/e.

Un bambino è un bambino per 10, 11, forse 12 o 13 anni, a seconda della persona a cui lo chiedi. Poi, per i sei o sette anni successivi sono giovani adulti. E poi sono adulti per il resto della loro vita.

Non proteggeteli dalle avversità. Aiutateli a costruire la propria autostima. Dotateli di strumenti per risolvere le cose da soli

 

Un genitore dovrebbe preparare i figli/e alla vita adulta facendo loro capire che il mondo là fuori è complicato, certo, ma non pauroso e che, soprattutto, dispongono di tutto ciò che serve per potervi far fronte.

Nel cammino educativo, i genitori devono aiutare i figli/e a costruire la propria autostima (quel processo che porta il soggetto ad apprezzarsi tramite giudizi autovalutativi positivi), trovare le giuste strategie per superare e affrontare situazioni negative, rafforzare la propria resilienza, conoscere il proprio bagaglio emotivo e gestire le situazioni relazionali scomode.

Quali sono, invece, i comportamenti che rischiano di compromettere l’acquisizione di queste tappe formative fondamentali?

  •  li corrompiamo

spesso li ricompensiamo per le cose sbagliate (“se rimetti in ordina la stanza ti compro ….”) alimentando in loro un pensiero logicamente (ma non educativamente) corretto : il bambino si aspetterà una ricompensa ogni volta in cui eseguirà un compito che dovrebbe fare a prescindere

  • ci sostituiamo a loro

Invece che aiutarli fornendo loro gli strumenti, facciamo per loro i compiti. Che sia nel gestire i compagni di classe o fare gli esercizi per l’interrogazione di matematica del giorno dopo, spesso i genitori si trovano a sostituirsi ai figli/e. Il motivo è sempre lo stesso: si fa prima a fare qualcosa anziché insegnare, passo dopo passo, quel bagaglio di conoscenze necessarie per fronteggiare da sé i propri problemi. Ciò porta i bambini/e a permanere in uno stato di dipendenza costante.

  • LI critichiamo  

La critica a cui il giornalista si riferisce è quella negativa, che parte da un errore per attaccare il punto debole del bambino. E’ quella critica che parte dall’azione per colpire l’essere (hai fatto…quindi sei…)

  • non sappiamo accogliere le loro emozioni

se un bambino cade cerchiamo di sviare l’attenzione sminuendo l’accaduto, dicendogli di non piangere. Siamo poco sensibili all’ascolto delle loro emozioni e alla capacità di ascoltare ed accogliere la loro frustrazione. in questo modo li educhiamo a non sentire, a non riconoscere e a non fare fronte al problema.

  •  non li ascoltiamo

Prestiamo attenzione a molte cose futili dimenticandoci però di quelle significative. Sappiamo che tipo di relazioni vivono i ragazzi/e di oggi? sappiamo in che modo usano le tecnologie? siamo attenti alle parole che possono far trasparire un certo malessere di fondo?

Spesso gli adulti non ne sono in grado, troppo assorbiti dalle necessità contingenti dimenticano di guardare alla sostanza.

Questi “errori” (liberamente tratti proprio dall’articolo che mi ha dato il”via” per scrivere queste righe) non sono irrisolvibili, a patto che i genitori decidano di vederli e porvi rimedio.

I percorsi educativi hanno proprio lo scopo di riflettere sulle carenze educative che si possono verificare al fine di invertire la rotta stabilendo una relazione autenticamente significativa con i propri figli/e. Lo sguardo pedagogico, in grado di concentrarsi sulla relazione, sul contesto e sui rapporti educativi, porta a ristabilire una relazione significativa tra genitori e figli/e che possa essere autenticamente “educante”.

 

(foto: pixabay)

Nelle tue parole, 2

Un altro post dedicato ai feedback delle clienti che in questa prima parte di 2017 hanno lavorato con me.

Oggi le parole sono di S. che si è rivolta a me in particolare per iniziare a riflettere e trovare soluzioni in merito ad aspetti della sua vita professionale.

Gli strumenti pedagogici e di counselling offrono un sostegno in ogni ambito della vita, non solo in quella personale/affettiva ma anche in quella pubblica/lavorativa.

nelle tue parole sara

Nelle tue parole, 1

Settembre, mese in cui si riparte! ho deciso di far ripartire anche il blog che a causa degli impegni di questa prima parte di 2017 è stato un po’ silente. Chi ha ricevuto la newsletter (hey, se non l’hai ricevuta e vuoi iscriverti clicca qui ) già saprà che la mia  Soul coaching card del mese è “Energy”: la carta dedicata al recupero delle energie e alla capacità di spenderle bene.

L’energia è alla base del mio lavoro: come in ogni professione di aiuto se non si dispone di buone riserve si può finire per far male il proprio lavoro, per farsi male (il burn out è sempre in agguato) o peggio ancora per far male a chi ci sceglie per lavorare insieme.

Non solo: mi sono resa conto che il mio lavoro, oltre ad avere bisogno di energia, ne produce anche moltissima: i feedback, le parole che mi dedicano le clienti sono una grande fonte di gratificazione che mi aiuta nelle giornate no (certo, ne ho tante anche io!) e che mi stimola a far sempre meglio.

Ho deciso quindi di lanciare questa campagna, che ho chiamato “Nelle tue parole”  e che andrà avanti per tutto il mese. Ogni mercoledì la storia di una donna che, nell’arco di questi primi mesi del 2017, ha deciso di lavorare con me su alcuni aspetti personali. Sono storie comuni, se vogliamo, e per questo spero che leggendole chiunque vi si possa identificare un po’. Mi piacerebbe far capire che chiedere aiuto non è disdicevole, anzi, a volte può essere l’unica possibilità. vorrei nel mio piccolo diffondere cultura in merito al counselling e alla pedagogia, i  due pilastri che danno vita al mio personale modo di instaurare una relazione di aiuto.

Oggi partiamo con la storia di A.

L’ho conosciuta alla fine dello scorso anno, proprio durante le vacanze di natale. Il nostro lavoro insieme è cominciato a gennaio. Ho conosciuto una donna fragile, che stava uscendo faticosamente da una relazione finita, e l’ho lasciata più forte e decisamente cambiata (anche nel look! perché si, anche quello gioca un ruolo fondamentale nel processo di cambiamento, se supportato da un mutamento interiore).

Ecco le sue parole. Se ti va di condividerle usa l’hashtag #nelletueparole, grazie!

nelle tue parole anna

#3. Di Pedagogia e Fotografia. Nessi possibili.

Concludiamo questo viaggio all’interno delle possibili interconnessioni tra fotografia e formazione portando la nostra analisi su un blog. Si tratta di un prodotto digitale – diversamente  dal caso dei due precedenti volumi di Goldin e Bernardini- in cui la fotografia è condotta ad un livello ulteriore: il blog del fotografo Dario Orlandi è strutturato in modo da creare una meta riflessione attorno ai temi del fotografico. Cos’è la fotografia? E’ un contenuto o un contenitore? Come evolve a seconda degli strumenti che si utilizzano? Orlandi si confronta su questi temi e riporta brani di autori che, ben prima, hanno provato a dare alla fotografia un’inquadratura specifica.

La ricerca che il fotografo compie attorno al fotografico assomiglia a quella compiuta – e tutt’ora in corso – dal pedagogico: è una riflessione epistemologica in prima istanza, una sorta di battaglia contro il tempo per definire un oggetto di studio, uno sguardo prevalente attraverso il quale fondarsi e legittimarsi in quanto sapere.

dario blog 1

E’ un blog che lascia spazio a domande, quasi come se ogni riflessione – ogni aforisma -conducesse ad un nuovo interrogativo. E’ un blog di chi vuole interrogarsi attorno alla fotografia piuttosto che trovare risposte. Anche in questo il nesso con l’educativo è palese: l’incedere è il medesimo. E’ il tentativo di problematicizzare una questione troppe volte banalizzata, costituisce la necessità di rafforzare il ruolo del fotografo che non è più – e non deve essere solo – colui che da sfogo alla propria creatività, che interpreta in maniera soggettiva le emozioni, ma colui che ha la forza per imporsi nel dibattito contemporaneo attorno a questioni sociali, politiche, culturali.

Il nesso tra fotografia e pedagogia, allora, si rafforza: il fotografico acquisisce complessità, la visione propria della fotografia acquisisce una nuova ragion d’essere espandendosi verso questioni filosofiche, semiotiche  e formative.

io lavoro: femminile presente. Qualche mia riflessione per il blog di Sara Nocentini

All’inizio del mese di maggio ho partecipato ad una bella iniziativa promossa dall’assessora Sara Nocentini.

Il tem: il lavoro al femminile. Tante ospiti presenti,ognuna con una storia diversa. Inevitabilmente la giornata di approfondimento mi ha fornito numerosi spunti di riflessione: sulle dinamiche lavorative – per le donne spesso poco includenti – sulla possibilità di coniugare tempi della cura e tempi del lavoro, sul precariato che spinge le donne fuori dal mercato lavorativo in concomitanza con eventi belli ed importanti come la maternità. 

Sara ha voluto pubblicare sul suo blog – Incursioni nel Palazzo – queste mie riflessioni tra analisi del presente e progettualità future.

Ne sono davvero felice!
http://www.saranocentini.it/finestra/io-lavoro-dati-prospettive-future/

Facciamo il punto?

Generalmente utilizzo il blog per scrivere brevi articoli sui miei argomenti preferiti: gli stereotipi, il sessismo dilagante, l’immaginario televisivo e pubblicitario che umilia la figura femminile, il mondo dell’educazione relegato ad una dimensione marginale, come se tutto dovesse essere per forza “psicologico” e mai “pedagogico”.

Oggi, invece, ho deciso di spendere qualche minuto facendo il punto della situazione rispetto al mio percorso, personale e professionale.

Chi mi segue con assiduità saprà che tra la fine dello scorso anno e l’inizio di questo sono successe molte cose: lo scorso autunno mi sono trasferita a Firenze, pochi mesi dopo ho dato vita a questo blog. Ad inizio anno ho ripreso con la formazione e attualmente continuo a occuparmi di tematiche di genere seppur con una visione più ampia…insomma, di cambiamenti ce ne sono stati tanti.

Proprio per questa ragione vorrei darvi qualche dettaglio in più rispetto a quanto sto portando avanti con grande impegno e tante soddisfazioni 🙂

– Anzitutt la  parte social:

Ho aperto da poco twitter (mi trovate come @AlessiaDulbecco)…ancora sto cercando di orientarmi però mi piace, è una forma comunicativa ridotta all’essenziale e molto interattiva. Se vi va seguitemi, sarete sempre aggiornati con i contenuti e i tweet sulle nostre tematiche preferite.

Oltre a twitter ho aperto una pagina facebook: questo il link diretto https://www.facebook.com/pages/Alessia-Dulbecco/454815091333027?fref=ts . Diversamente dal blog, sulla pagina pubblico anche molte notizie e contenuti che trovo in rete e che credo sia importante  e giusto diffondere. Se siete interessati a tematiche educative, alle questioni di genere vi consiglio di mettere il like.. molti contenuti potrebbero interessarvi 😉

Ultimo, ma non meno importante, il sito web! http://www.alessiadulbecco.com è stato recentemente rivisitato per renderlo più accessibile e fruibile. Nel sito ci sono informazioni rispetto ai servizi professionali che realizzo (consulenze, corsi di formazione etc). Date un’occhiata se vi va… e se avete bisogno del mio supporto potete contattarmi tranquillamente 🙂

– Dal social alla grafica…

La parte social mi porta anche a parlarvi di questioni grafiche! mi sono affidata ad una bravissima web designer che ha progettato per me un nuovo design che diverrà la mia immagine coordinata…perciò preparatevi: presto vi farò scoprire il mio nuovo logo! 😉

– Le collaborazioni:

Ad inizio del mese di aprile sono stata contattata da una cooperativa che si occupa di realizzare interventi educativi per bambini con problemi di apprendimento. Tra qualche giorno comincerò un primo ciclo di incontri coi genitori dei bambini per predisporre le basi in vista di un servizio nuovo che la cooperativa renderà disponibile: brevi serate di approfondimento su tematiche specifiche unite a percorsi di  sostegno alla genitorialità per mamme e papà che riscontrano qualche problema nella gestione dei propri figl* ! Sono molto felice di tutto ciò, è un bel progetto e il gruppo delle educatrici che lavorano in cooperativa è accogliente e disponibile…. ci sono tutte le premesse per un bel lavoro di squadra!

Pochi giorni fa sono stata contattata inoltre da una scuola di counselling per attivare percorsi formativi specifici sulle questioni di genere… la notizia è fresca fresca ma prometto di darvi presto nuovi aggiornamenti!

Ho inoltre intervistato la Dr.ssa Silvia Ferrari, pedagogista e amministratrice di molte pagine Fb, tra cui la seguitissima Redazione Pedagogica, che ha dato il titolo al suo blog inaugurato da poche settimane – con la quale ho avuto una bella chiacchierata virtuale a proposito della sua visione pedagogica e rispetto all’importanza della divulgazione in rete di notizie a carattere educativo…l’intervista è in fase di analisi e conto presto di pubblicarla!

– Le pubblicazioni:

Ho recentemente scritto un articolo per la rivista della mia scuola di counselling. L’argomento? il counselling complementare all’interno delle relazioni di aiuto in un centro antiviolenza… non male, eh? Al momento è in fase di analisi da parte dela commissione esaminatrice… spero di potervi presto aggiornare scrivendovi che è stato accettato e verrà pubblicato!

 

 Insomma… in circa otto mesi direi che qualche passo in avanti è stato fatto! Da brava “self-counsellor” rifletto sul mio percorso e non posso che esserne felice: spesso è tutto molto faticoso ma sono stata ripagata. Spero sempre più di contestualizzare la mia professionalità e crescere… ma tutto questo non sarebbe possibile senza di voi: che mi seguite sul blog, che commentate i miei post, che mi fate sentire sempre la vostra presenza ! Per cui il finale di questo articolo – un po’ autocelebrativo, ma ci sta! – lo dedico a voi: