Richieste di attenzione, richieste di aiuto

Nel mio lavoro di consulente pedagogica vengo spesso contattata da genitori di ragazz* adolescenti, preoccupati dalle condotte dei loro figl*.

Si tratta, spesso, di situazioni complicate in cui i ragazz* sviluppano condotte sicuramente deleterie e in alcuni casi pericolose (l’abuso dell’alcol, la scelta di lasciare la scuola, per dirne alcune).

Quando in consulenza lavoro con questi genitori scopro che in realtà – anche se la situazione si è incancrenita col passaggio dall’infanzia all’adolescenza – i segnali di comportamenti distorti erano già ravvisabili precedentemente.

Spesso però i genitori fanno fatica a riconoscerli come tali, ad individuarne la pericolosità, perché vengono rubricati come semplici gesti per attirare l’attenzione e proprio per questo vengono ignorati.

I bambin* prima e gli adolescent* poi, però, hanno necessità di ricevere attenzione: questo i genitori fanno spesso fatica a comprenderlo. Dare attenzione non significa far crescere futuri adulti egocentrici e incapaci di sorreggere la frustrazione. L’attenzione che i figl* richiedono è, essenzialmente, amore. I genitori invece tendono a sostituirlo con attenzioni pratiche (acquisti, attività varie…).

Scopo del mio lavoro è aiutarli a comprendere quanto l’amore possa aiutare a crescere sani.

Se credi di aver bisogno di un sostegno in questo senso sono a tua disposizione 🙂

https://www.facebook.com/dr.ssaalessiadulbecco/?fref=ts

15139577_10209884918953178_2024137089_n

“Lo sta facendo solo per avere attenzione”.

(immagine: web)

Annunci

Educare alla felicità

Buongiorno a tutt*!

E’  da un po’ che non aggiorno il blog ma gli ultimi mesi sono stati particolarmente intensi e il tempo di scrivere si è volatilizzato.

Nelle ultime settimane, anche girando in rete (vi ricordo che la mia pagina https://www.facebook.com/dr.ssaalessiadulbecco/?fref=ts viene aggiornata con più frequenza, perciò vi invito a seguirmi se vi fa piacere) mi sono imbattuta in molti articoli dedicati alla genitorialità che, come forse alcun* sapranno, è un tema a cui mi dedico con grande interesse lavorando sia coi bambini sia con le loro famiglie.

In uno di questi articoli si fornivano consigli ai genitori allo scopo di crescere bambin* felici. Ciò che veniva sottolineato era, in pratica, la tendenza a far crescere bambin* compiacenti o giudiziosi (impartendo, quindi, un’educazione orientata al£far bene”, a prendere bei voti etc..) ma mai un’educazione che prevedesse per i piccol* la strada della felicità.

Leggere questo articolo mi ha fatto tornare alla mente una foto, trovata in rete e salvata un bel po’ di tempo fa.

 

15174558_10209884920273211_1245472182_n

Propone un elenco di cose importanti che vorrei riprendere qui con voi e magari approfondire.

  • Parlare con il cuore

Nella mia attività mi ritrovo spesso a confrontarmi con genitori che non riescono a dire “ti voglio bene” (“che c’entra – mi ha detto tempo fa un babbo – mio figlio sa che tutto quello che faccio lo faccio per lui..se non gli volessi bene non lo farei. Che gliene voglio è sottinteso!”). Si tratta di una difficoltà derivante dal parlare liberamente di emozioni, cosa che la nostra società tende molto ad inibire, soprattutto per quanto riguarda i ruoli maschili.

Parlare con il cuore richiede fatica, uno sforzo e un cambiamento volto ad acquisire nuove capacità..ma ripaga altamente.

  • Scusarsi

Spesso i genitori credono di non doverlo fare mai, per paura di perdere la propria autorità.

Quello che cerco di fare come professionista, quando i genitori si rivolgono a me, è aiutarli a cambiare modello passando dall’autorità all’autorevolezza. Se si è autorevoli ci si può permettere il “lusso” di chiedere scusa senza timori. Per i genitori significa essenzialmente fare i conti con le proprie debolezze ed imparare a porvi rimedio non facendo finta che sia successo, ma proprio al contrario dichiarando di aver sbagliato. Sarà, per i figl*, un’ottima palestra per imparare che sbagliare è normale e gli errori vanno ammessi, scusandosi.

  • Raccontare, non spiegare!

Quando le situazioni me lo consentono cerco di ascoltare i discorsi tra genitori e figl*. Spesso mi capita di notare una sorta di abuso della parola “spiegami” che, manco a dirlo, compare quasi esclusivamente nelle parole dei grandi.”spiegami perché ti sei comportato così…”, “che bel disegno: me lo spieghi?” ..questi sono alcuni dei tanti esempi che potrei riportare.

Spiegare, letteralmente, vuol dire togliere le pieghe, appianare un tessuto…ma se per i capi può essere un gesto adeguato credo mal si adatti alle parole delle persone. E’ proprio nelle pieghe infatti che possiamo trovare il senso autentico dei discorsi, comprese anche tutte quelle piccole grandi cose che le parole, da sole, non riescono a descrivere. Perché quindi non sostituire “spiegami” con “raccontami”. Raccontare da spazio alla persona e alle sue esperienze, crea spazio per parlare di sé, crea relazione.

Questi sono, per me, i tre tasselli di base per una comunicazione empatica, autentica, in grado di educare alla felicità. E per voi? Se vi va di farmelo sapere scrivetemi!

Dott.ssa Alessia Dulbecco

 

(foto: web)