Costruire salute. Counselling e multidisciplinarietà 

Chi segue il dibattito intorno alle cosiddette “professioni non riconosciute” sa che in questo periodo – e ancor più negli anni precedenti – si è verificato un acceso scontro tra psicologi/psicoterapeuti e counsellor. Se andiamo ad analizzare la situazione in maniera più approfondita scopriamo che i livelli di scontro sono alti e riguardano anche altre professioni (penso ad esempio alla categoria dei pedagogisti, cui appartengo).

In un periodo complesso fatto di barriere, limiti, scontri ed imposizioni è bello assistere ad un convegno che pone al centro  il tema dell’incontro, del reciproco riconoscimento, dell’interdisciplinarietà. Costruire salute è il titolo dato a questa giornata di studio dagli organizzatori, il team di professionisti che ruota attorno al Performat Salute di San Giuliano Terme. 

L’obiettivo del convegno – che è quello di raccontare specifiche interconnessioni tra professioni – muove da una considerazione ormai sotto gli occhi di tutt*: stiamo costruendo sempre più società complesse, con bisogni ed esigenze prima impensabili (basti pensare, ad esempio, a quelle legate alla popolazione anziana).

Gli interventi hanno messo in evidenza quanto l’approccio interdisciplinare – che come ha spiegato il Dott. Guerri significa costruire una cornice metodologica di intervento omogenea, all’interno della quale ogni professione può apportare il proprio sapere – possa essere utile per portare nuove soluzioni ad un contesto di grandi cambiamenti. 

Molto interessanti sono stati i casi pratici in cui ogni professionista, lavorando in team (psicoterapeuti e counsellor – psicoterapeuti e dietisti, Counselling e didattica  etc etc..), ha risposto ad una specifica esigenza del contesto in cui si è trovato ad operare (centri specialistici per i disturbi alimentarli, percorsi per il sostegno alla genitorialità, scuole per l’insegnamento della lingua italiana a student* stranier*) e lo ha fatto in maniera integrata, apportando un beneficio maggiore rispetto al lavoro che avrebbe potuto svolgere in individuale.

Il convegno è stato per me l’occasione per ascoltare finalmente un intervento  del prof. Mastromarino, docente presso l’Universià Pomtificia Salesiana, psicoterapeuta e counsellor, e presidente del Cncp, il coordinamento dei counsellor professionisti a cui afferisco.

Mastromarino ha svolto un interessantissimo intervento sul tema della gestione dei gruppi e ha ribadito come tutto ciò che si apprende in gruppo (e in generale nel contatto con l’altr*) vada inevitabilmente a costruire il proprio Sè. Il professore ha sottolineato l’importanza della professione del counsellor all’interno della nostra società. Il counsellor si pone come quella figura in grado di rilevare il clima che si respira in un determinato ambiente, cogliere la “lingua” dei parlanti per insegnare loro, nel caso fosse necessario, a cambiarla. Il counsellor è il professionista dell'”Accogliese”, la lingua che parla il linguaggio dell’accoglienza, dell’ascolto e dell’empatia e deve saper individuare i linguaggi adoperati dalle altre persone (il “critichese” e lo “svalutase” sono quelli che si incontrano con più facilità) per poter fornire gli strumenti grazie ai quali le persone possono cambiare linguaggio.

Il counsellor entra nel gruppo fornendo un supporto contenitivo , rispondente , supportivo. Porta con se competenze comunicative, di problem solving, empatiche.

Mastromarino ha dedicato una grande parte del suo intervento al tema del ‘saper essere’: prendersi cura di se stessi diventa un gesto importante per la propria professionalità ma anche per il proprio benessere individuale.  Il professore ha utilizzato due metafore per illustrare l’importanza del prendersi cura di sé.
Mastromarino ha sottolineato la necessità di prendersi cura di sè soprattutto se si ricopre il complicatissimo ruolo del genitore. È un gesto importante ma spesso difficile perché proprio i genitori tendono a non riposarsi mai (un po’ per necessità un po’ per problemi specifici legati alla gestione dei tempi). 

“I genitori – ha affermato Mastromarino – utilizzano le proprie risorse un po’ come il latte che si dà ai neonati. Quando il biberon è pieno il bambino è felice di poter ricevere nutrimento, ma quando si svuota il rischio è di somministrargli solo aria, che come si sa è particolarmente dannosa per le coliche e i problemi che può produrre. È essenziale, quindi che i genitori si procurino il latte.. Detto altrimenti, è necessario che si procurino le energie indispensabili per vivere bene il proprio ruolo”.

Per spiegare l’altro fondamentale concetto legato al prendersi cura di sè Mastromarino ha impiegato 3 confezioni di… Fazzoletti. “Ipotizziamo che ognuna corrisponda ad un valore che il counsellor ritiene fondamentale nel proprio lavoro. Se le tre confezioni vengono lanciate in aria sarà quasi impossibile per il soggetto prenderle al volo tutte e tre contemporaneamente. Se invece ipotizziamo di concentrarci in maniera specifica su una in particolare (cioè sul valore che questa rappresenta) perché per noi è più importante o perché il contesto richiede un’attenzione particolare a uno specifico elemento allora sarà molto facile per noi recuperarla. Scegliere come impostare il nostro lavoro, su quali obiettivi concentrarci, acquisisce allora un’importanza essenziale.

Il convegno è stata una bella occasione per mettere in luce i punti di contatto tra professioni e professionisti e cela, secondo la mia opinione, un auspicio: che i punti di contatto possano essere sempre di più dei punti di rottura o di scontro.

In un periodo come quello attuale è importante gettare ponti e fare rete, piuttosto che costruire muri. Perché – come ha ricordato Beatrice Roncato all’apertura dei lavori citando un proverbio del Burkina Faso “Se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante”  -è auspicabile costruire  un contesto professionale in cui gli operatori sappiano coalizzarsi

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Non solo mamma: una festa, mille riflessioni.

Sono passati secoli dall’ultimo articolo scritto per il blog.
Non che in quest’ultimo periodo non mi sia fatta sentire, semplicemente, per motivi di tempo,  ho preferito altri sistemi comunicativi – come i post sulla pagina di Facebook – più rapidi ed essenziali. È stato un periodo intenso: tante belle novità sotto il profilo professionale, una nuova collaborazione avviata in un ambito che per me resta importantissimo, quello dei cav, i centri antiviolenza. Da circa un mese collaboro infatti con La Nara, cav pratese, e sono davvero felice di quest’opportunità grazie alla quale posso crescere e sperimentarmi come professionista che si occupa di tematiche di genere.

Oggi ho deciso di riprendere il blog (spero di ritornare ad avere la costanza di un tempo) per parlarvi di una bella iniziativa che si è tenuta ieri allo spazio Co-stanza, il coworking che strizza l’occhio al sociale, col quale sono ultra felice di collaborare e di avere un mio spazio personale entro il quale ricevere i miei utenti.

Ieri, dicevo, si è svolto un bell’evento dedicato alle mamme. Le coordinatrici del progetto, Anna Maria e Michela, hanno deciso di dare all’argomento un taglio decisamente in linea con lo stile dell’associazione. Si è parlato di maternità come motore sociale, delle opportunità che sa svelare, del processo di cambiamento che attiva prima a livello personale, poi duale (quella che prima era una coppia si ‘assesta’  sotto una nuova luce, quella della famiglia) 

È intervenuta la consigliera per le pari opportunità, Maria Grazia Maestrelli, ricordando come ancora oggi la situazione per una donna che dichiara la propria maternità in azienda sia potenzialmente pericolosa (per la carriera o anche solo per la stabilità professionale).


Ha svolto un delicato intervento la Dr.ssa  Ghizzani, che si è concentrata sui cambiamenti corporei che possono limitare nelle fasi iniziali la sessualità femminile e, soprattutto, ha sottolineato quelli che possono essere problematiche pscicologiche che possono subentrare successivamente alle questioni fisiche/ fisiologiche e che possono produrre un serio problema, attorno al quale la nuova famiglia è chiamata a riflettere e pensarsi.

In linea con questo intervento si è collocato anche quell della Dr.ssa Duni, psicologa e psicoterapeuta, che si è concentrata sui cambiamenti familiari e sul fatto che la maternità produce l’acquisizione di quelle soft skills così importanti per la vita sociale e professionale contemporanea (capacità empatiche, di mediazione, di gestione del tempo etc..)

L’intervento che ho trovato più in linea con il mio modo di vedere la questione è stato quello di Lorenza Godani, autrice del seguitissima blog fiorentino Firenze Formato Famiglia e della sua collega e  amica Laura.


Laura ha raccontato la sua esperienza: si è ritrovata infatti a passare da responsabile di un’azienda a disoccupata, di punto in bianco e, quel che è peggio, superati i quaranta. Lorenza ha raccontato la sua vita, fatta di quattro figli, due lavori, un blog. Entrambe hanno condiviso con tutto l’uditorio due aspetti essenziali, che anche dal mio punto di vista sono fondamentali e un ottimo spunto di riflessione:

l’importanza del cambiamento: se l’azienda non avesse fallito – chi ha confidato Laura – probabilmente non avrebbe scoperto delle risorse, un potenziale, che era già lì, un po’ impolverato e arrugginito da una vita fatta di routine e scansione ottimale del tempo.

l’importanza delle relazioni, soprattutto al femminile:per Lorenza la bussola – metafora interessante soprattutto perché ho scoperto di condividere con lei lo stesso problema legato allo scarso senso dell’orientamento ! – indispensabile per non perdersi in un mare di impegni, doppi e tripli  lavori, famiglia e figl*, è costituita proprio dalle relazioni, soprattutto al femminile. La blogger di FFF ha usato un’espressione bellissima, quella di sorellanza. Noi donne sappiamo sorreggerci, quando c’è bisogno!

la necessità di (ri)pulire le nostre amicizie: se si ha una vita impegnata, fare ordine diventa un processo essenziale. Lorenza ha imparato a fare a meno di ‘recitare il ruolo di chi gioca a fare la signora’. Ciò significa intrattenere relazioni con persone che ci arricchiscono, evitare di perdere tempo con dialoghi inutili o forieri  di falsità.

Credo che siano tre belle riflessioni a metà strada tra il Counseling e la Pedagogia. La maternità, il ripensare il ruolo femminile implica un processo di crescita che passa necessariamente da queste tre tappe. È una sorta di rieducazione ai rapporti.

Ho apprezzato molto il tono del dibatto e spero possa esserci presto l’occasione di riproporre un alto incontro, magari partendo proprio dalle riflessioni scaturite da questo!