Costruire l’alleanza all’interno di una relazione di aiuto

Negli ultimi articoli che ho scritto ho tentato di focalizzarmi su alcuni argomenti “caldi” che spesso i genitori mi portano in studio e sui quali mi chiedono di lavorare e riflettere. Il tema del rinforzo (che, come abbiamo visto nell’articolo, è spesso negativo) e il tema  dell’autoefficacia educativa rivestono una grande importanza e anche per questo ho voluto trattarli per primi. Ho cioè, estrapolato dalle relazioni di aiuto alcune tematiche portando il mio focus su di esse anziché sull’ intero processo pedagogico di ascolto attivo, interpretazione, alleanza.

Oggi mi piacerebbe approfondire proprio questo aspetto: lasciare da parte i focus, i temi caldi sui quali rifletto assieme agli utenti, e concentrarmi sulla cornice di sfondo. Perché si, per poter parlare coi genitori è essenziale prima aver creato un clima di fiducia che consenta alla coppia di aprirsi e parlare senza timori. Questa condizione, secondo i principi di Analisi Transazionale applicati al Counselling, prende il nome di Alleanza di lavoro. Si potrebbe definire come quella sensazione di fiducia che si instaura via via tra counsellor e utente/i e che permette un buon esito nel percorso di consulenza.

Ricordiamoci infatti che, anche quando i genitori arrivano per presentare un problema – spesso riguardante il figli* – essi rimangono sempre i primi destinatari del nostro intervento. Il nostro obiettivo, di pedagogisti e di counsellor, è pre-disporli affinché possano diventare disponibili a modificare i loro comportamenti (ad esempio, dopo aver illustrato come si esprime il rinforzo negativo, educarli al riconoscimento e a non utilizzarlo più).

Esistono delle barriere alla costruzione di un rapporto basato sul l’alleanza pedagogica e sulla collaborazione. Ho individuato le seguenti:

  • Atteggiamento valutativo: è fondamentale concentrarsi sul problema (ad esempio: un ritardo nel linguaggio, una scarsa adesione del l’adolescenza a seguire le regole familiari) evitando il più possibile di porre sotto la”lente di ingrandimento” il ruolo dei genitori (passando ad esempio implicito messaggi valutativi o giudicanti).
  • Comprendere il contesto ed agire di conseguenza: questa è a mio avviso l’operazione più difficile. Quando i genitori arrivano vorrebbero immediatamente agire sul problema. Per il professionista, invece, è fondamentale individuare prima il funzionamento familiare: quale risorse emotive, relazionali, di rete possiedono oppure in che cosa il loro funzionamento risulta compromesso (penso ad esempio alle famiglie seguire dal Sert, quelle con genitori affetti da patologie psichiatriche etc…). Di fronte ad una famiglia più fragile il professionista ha il compito di portare avanti, proprio tramite l’alleanza educativa, un percorso specifico che consenta una crescita è l’acquisizione di nuove competenze (ad esempio quelle relative ad una genitorialità più sana e consapevole).
  • La prospettiva genitoriale: un altro aspetto fondamentale è quello che definisco di “cultura”. È essenziale capire quali siano la prospettiva che orienta la funzione genitoriale dell’auto che ci pone una domanda e ha bisogno del nostro aiuto. Certe modalità di azione (ad es. la punizione corporale) può essere perfettamente in linea con le credenza dei genitori (che magari sono stati educati a ricevere qualche schiaffone da piccini ed è stato loro insegnato a valutarlo positivamente). In questo caso, ad esempio, non servirebbe nulla cambiare modello operativo (ad es. sostituendo la punizione con un rinforzo) se il genitore non “crede” in questo modello di intervento. Per questo sostengo che sia essenziale anzitutto stabilire un linguaggio comune e, insieme, fare cultura: individuare le credenze, analizzarle assieme e tramite l’alleanza portare il genitore a guardare il problema da un’altra prospettiva nella speranza che possa mettere in discussione il loro precedente modello di osservazione.

Parafrasando M.G. Riva si stratta di ricercare i significati ed ascoltare la componente emotiva all’interno di un sistema ampio che trascende il principale oggetto di intervento portando in consulenza per raggiungere l’intero nucleo familiare e sociale.

Dr.ssa Alessia Dulbecco

Seguimi su http://www.facebook.com\dr.ssaalessiadulbecco

(Immagine: web)

 

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