La vittoria di una donna, per le donne (e non solo)

E’ la vittoria di una donna per le donne, quella di Patricia Arquette.

Si è aggiudicata l’Oscar come migliore attrice non protagonista per Boyhood.

Al di là delle riflessioni cinematografiche, è il suo discorso di ringraziamento a far la differenza.  Statuetta nella mano sinistra, un foglietto stropicciato nella destra, Patricia ha voluto ringraziare le donne, in particolare:

tutte le donne che hanno partorito, tutte le cittadine e le contribuenti di questa nazione: abbiamo combattuto per i diritti di tutti gli altri, adesso è ora di ottenere la parità di retribuzione una volta per tutte, e la parità di diritti per tutte le donne negli Stati Uniti».

Sarebbe bello estendere la sua riflessione anche al panorama italiano dove il soffitto di cristallo è ancora una barriera (forse) invisibile ma inamovibile, dove la disparità salariale (qualche tempo fa avevo parlato delle differenze di cachet per i protagonisti di sanremo, ma è ravvisabile in moltissimi settori) è la perfetta sineddoche di tutte le discriminazioni – soprattutto di quelle più sottili che si esprimono nel linguaggio sessista e nelle svalutazioni  – che le donne sono costrette a subire.

E’ una battaglia per i diritti quella invocata da Arquette: discorso decisamente attuale a casa nostra dove molti dei più elementari diritti civili stentano ad essere riconosciuti.

Mi piacerebbe perciò che le donne reagissero a questa esortazione nello stesso modo in cui ha reagito una regina del cinema americano, Meryl Streep, che si è alzata in piedi approvando con gesti inequivocabili il discorso della collega.

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